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Considerazioni sul genere Inocybe: le Cervicolores, queste sconosciute


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Inviato 23 giugno 2012 - 14:29

Considerazioni sul genere Inocybe: le Cervicolores, queste sconosciute



Enrico Bizio
Cannaregio 1537
I-30121, Venezia

Riassunto
In questo contributo alla conoscenza del genere Inocybe (Fr.) Fr., verrà presa in considerazione la sezione Cervicolores Singer, limitatamente alle sole specie più note. Sono tra loro confrontate le impostazioni interpretative degli autori di alcune opere floristiche, monografiche e iconografiche di maggiore divulgazione. Alla discussione, sostenuta da alcune immagini, farà seguito un’originale proposta di chiave di determinazione.

Introduzione
Sono certo che tutti noi, dopo aver osservato tanti funghi in occasioni diverse, abbiamo ben chiaro il concetto di gruppo naturale, almeno a livello intuitivo: nei funghi, come negli altri esseri viventi, questo concetto esprime un modello di classificazione che si propone di raggruppare le varie entità, tenuto conto dei loro caratteri, secondo le vere affinità. Poiché le forme affini possiedono una storia evolutiva comune, i gruppi naturali vengono ad acquisire il significato di contenere entità provenienti da un’unica forma primitiva.

Che tutto il genere Inocybe (Fr.) Fr. risponda, in modo fin troppo evidente, alla condizione appena accennata, è un’affermazione tanto ovvia da risultare priva d’interesse. Ricondurre, infatti, una certa raccolta, nel contesto di questo genere è cosa piuttosto agevole, una volta messi a fuoco i suoi confini; tutti invece sanno, per loro esperienza, quanto sia arduo individuare correttamente e “dare un nome” alla specie in questione. Si è ricordato in mille occasioni che questi funghi non sono né belli, né colorati, né tantomeno profumati (ma ritorneremo più volte su quest’argomento). La ragione della loro problematica separabilità sta tutta nella loro, sfortunatamente celebre, monotonia. Insomma, come dar torto a chi dimostra scarso interesse per questi funghi, tutti uguali ed incapaci di soddisfare, non solo il palato, ma pure il senso estetico? Anzi, capaci di scoraggiare anche chi dimostra maggiore ostinazione? E d’altra parte, non è proprio questa la ragione della scarsa conoscenza del genere Inocybe, apprezzato da pochi adepti e detestato dalla maggior parte di coloro che si avvicinano alla micologia?

Ma non vado oltre perché questi argomenti sono già stati oggetto d’analisi, anche in queste stesse pagine, da parte di un maestro come Carlo Luciano Alessio, con il suo stile classico ed inconfondibile, e quella competenza che gli hanno conferito l’autorità che molti di noi gli riconoscono.

Ho premesso tutto ciò perché l’argomento oggetto di queste note s’inquadra fortemente in tale contesto; in quest’occasione, infatti, verrà trattato un sottoinsieme del genere Inocybe, e precisamente la sezione Cervicolores Singer. Se i concetti richiamati in precedenza sono condivisibili, allora è lecito anticipare che quelle situazioni di imbarazzo, riproposte in questo piccolo complesso di specie, vengono ancor più esaltate: la sezione è composta da un limitato numero d’elementi, ma così ravvicinati tra loro da rendere ardua la loro rispettiva delimitazione. Dire ravvicinati, poi, è solo una parte della realtà. Si tratta di specie dai caratteri così incostanti, imprevedibili e tra loro incrociati, che il polimorfismo è quasi la regola. Il riconoscimento delle diverse specie non può prescindere dall’analisi comparativa dei caratteri morfocromatici e organolettici, essendo i dati microscopici per nulla discriminanti, a parte, forse, un paio di casi.
Come vedremo, l’odore gioca un ruolo fondamentale nella loro identificazione.
Nelle prossime pagine, dopo una breve panoramica sul pensiero di alcuni autori moderni, cercherò di dare una chiave di lettura semplice e ponderata di questa sezione, che ospita alcune tra le specie più comuni di tutto il genere.

Qualche notizia storica sulle Cervicolores
I primi ad usare l’espressione “sezione Cervicolores” furono Kühner e Romagnesi nel 1956, ma la loro descrizione fu carente dal punto di vista formale e, per questo motivo, considerata invalida; fu Singer, nel 1962, a riproporre validamente la definizione di sezione, che viene così indicata: sezione Cervicolores Kühner & Romagnesi ex Singer. L’epiteto deriva dalla specie unanimemente considerata come tipo della sezione, Inocybe cervicolor (Pers.) Quél.; l’epiteto specifico fa riferimento, ovviamente, al colore della pelliccia del cervo: questo colore caratterizza, più o meno omogeneamente, tutto il complesso.

Ma andiamo con ordine. Questi sono i caratteri principali della sezione:
• cappello campanulato, squamuloso, squamoso, squarroso o tomentoso-fibrilloso, radialmente non rimoso, grigio-bruno o bruno-ocraceo;
• lamelle biancastre all’inizio;
• gambo mai bulboso, ornamentato da peluria o fiocchi relativamente grossolani;
• carne spesso arrossante alla frattura, talvolta blu-verde alla base del gambo;
• odore spesso evidente, aromatico, fruttato, terroso, di pesce;
• spore lisce, spesso subfaseoliformi, con appendice ilare piccola e con apice ottuso;
• basidi slanciati, con Q > 4.0;
• metuloidi assenti;
• cheilocistidi presenti, ininterrotti lungo il taglio lamellare, con contenuto cianofilo.

Nel leggere, oggi, queste caratteristiche, il nostro pensiero corre subito a I. bongardii, a I. cervicolor o a I. calamistrata, e questo ci appare di un’evidenza assoluta. Tuttavia, prima di Kühner e di Singer, la sezione non era stata ancora messa esattamente a fuoco.
Se in Fries ed in Quélet, per le Inocybe come per tutti gli altri funghi, la divisione infragenerica si basava essenzialmente sulle semplici osservazioni macromorfologiche, così non si può dire per i micologi del XX secolo. Ciò malgrado, perdurò anche successivamente l’impossibilità di separare su base microscopica le Cervicolores da quelle che noi oggi, dopo l’avvento di Kuyper, chiamiamo sottogenere Mallocybe (cioè il gruppo che fa capo a I. dulcamara); Bataille, Ricken, Lange, Konrad e Maublanc, solo per citarne alcuni, preferirono considerare Cervicolores e Dulcamarae, per il loro comune aspetto “arruffato”, in un unico complesso, solitamente chiamato Depauperatae. Non fu di quest’avviso Roger Heim, il primo grande studioso di Inocybe, che riuscì nel non facile intento di dividere le Cervicolores in più sezioni (Lactiferae e Dulcamarae). Fu solo più tardi, con Kühner, con Singer, con Moser, che le due sezioni Cervicolores (cappello irsuto, carne arrossante, odore evidente) e Dulcamarae/ Depauperatae (cappello feltrato o fibrillo-tomentoso) si affermarono prendendo stabilmente forma; assieme alla sezione Rimosae (I. fastigiata/rimosa e sue simili) vanno a completare il quadro del sottogenere Inosperma Kühn. del genere Inocybe (questo sottogenere include tutte le specie prive di veri cistidi). Tutto ciò prima della recente rivoluzione compiuta da Kuyper, con la quale il gruppo delle Dulcamarae viene distaccato definitivamente dalle vecchie compagne di strada, anche sulla base di particolari microscopici (di cui non parleremo), dando vita al nuovo sottogenere Mallocybe.

Fino a questo punto abbiamo analizzato, seppur sommariamente, la genesi e l’evoluzione storica della sezione in argomento; le caratteristiche salienti sono state enunciate. Ma se questi caratteri sono riconosciuti con unanimità di vedute da tutti gli autori, non altrettanto si può dire per la tassonomia infrasezionale. In cosa consistono le diverse impostazioni? Prima di dare questa risposta occorre verificare, per ognuno degli autori delle opere micologiche maggiormente consultate sull’argomento, quali siano i taxa maggiormente coinvolti che compongono la sezione Cervicolores, ed il loro numero.

• Kühner et Romagnesi (Flore Analytique, 1953): bongardii, calamistrata, cervicolor (3 specie).
• Alessio e Rebaudengo (monografia, 1980 + complementi): bongardii, calamistrata, cervicolor, geraniodora, grata, pisciodora (6 specie). I. cucullata e armoricana non possono far testo, appartenendo ad altra sezione.
• Moser (Kleine Kryptogamenflora, 1983): bongardii, calamistrata, cervicolor, geraniodora (4 specie).
• Singer (The Agaricales in Modern Taxonomy, 1986): bongardii, calamistrata, cervicolor (3 specie).
• Kuyper (A revision of the genus Inocybe in Europe, 1986): bongardii, bongardii var. pisciodora, calamistrata, cervicolor, geraniodora (4 specie + 1 varietà = 5).
• Stangl (Inocybe in Bayern, 1989): come in Kuyper (4 specie + 1 var. = 5)
• Bon (Clé monographique, 1997): bongardii, calamistrata, cervicolor, geraniodora, geraniodora var. velifera, geraniodora var. depauperata, geraniodora var. gracilenta, grata, hirsuta, pisciodora, subhirsuta (8 specie + 3 var. =11).

Poiché queste note hanno il solo scopo di indirizzare il lettore verso una chiave di lettura critica e coerente, è indispensabile spiegare le disorientanti conclusioni di quest’elenco.
Il totale degli epiteti considerati va da un minimo di 3 ad un massimo di 11, ma se limitiamo i risultati alle sole specie, la differenza si riduce passando rispettivamente a 3 e a 8. Una volta riconosciuta unanimemente la costante presenza delle specie classiche bongardii, calamistrata, possiamo in un secondo tempo dividere il quadro generale tra chi ammette l’esistenza di un limitatissimo numero di entità (da tre fino a sei), e chi allarga i limiti della sezione fino ad abbracciare 11 diverse entità (Bon).
Per prima cosa possiamo verificare come l’impostazione di Moser non differisca da quelle più classiche di Kühner e di Singer, se non per la sola introduzione di I. geraniodora, la specie legata al saliceto di alta montagna che Favre istituì nel 1955. Sgomberato il campo da questa modesta divergenza, dettata dalla ancor precaria conoscenza di una specie dalla particolare nicchia ecologica, dobbiamo successivamente affrontare una tale altalena di interpretazioni controverse e di impostazioni tassonomiche divergenti, da lasciare interdetto chiunque si avvicini alla nostra materia. Molte delle convinzioni espresse dai maggiori autori sono ampiamente condivisibili, altre invece sono, tra di loro, in palese contraddizione: credo che l’esperienza personale sia il miglior filtro per provare a districare il groviglio. Le questioni alle quali ci apprestiamo a dare una risposta interessano: il grado di parentela della triade bongardii/ cervicolor/pisciodora e l’eventuale autonomia di quest’ultima; l’autonomia di I. grata; l’autonomia rispettivamente di I. hirsuta e di I. subhirsuta nei confronti di I. calamistrata; I. geraniodora ed il numero delle sue varietà.
Ma prima di tentare una risposta, dobbiamo inquadrare le varie specie, magari solo sommariamente.

Descrizione breve dei taxa più ricorrenti
Inocybe bongardii (Weinm.) Quél. 1872
• Carpofori di media grandezza
• Cappello di colore chiaro con sovrapposizione di squame appressate bruno-rossastre
• Carne arrossante, odore dolciastro, come il fiore di Muscari racemosum (pentolini)
• Primavera-estate, latifoglia, anche riforestazioni di peccio; poco comune
• Da nome proprio di persona

Inocybe cervicolor (Pers.) Quél. 1886
Inocybe bongardii var. cervicolor (Pers.) Heim 1931
• Fino a media grandezza
• Cappello ocra-brunastro, con sovrapposizione di squamette marroncine
• Carne arrossante, odore di muffa, terriccio umido
• Primavera, soprattutto bosco di pecci, margini stradali; comune
• Per il colore del mantello del cervo

Inocybe pisciodora Donadini et Riousset 1975
Inocybe bongardii var. pisciodora (Donadini et Riousset) Kuyper 1986
• Fino a media grandezza
• Cappello fibroso o appena squamoso, colore ocra fino ad aranciato
• Carne arrossante, odore dapprima di geranio, poi di pesce (anche mescolati)
• Primavera in ambiente mediterraneo-sabbioso; tarda primavera-estate in bosco di conifere o strade adiacenti; frequente
• Per l’odore di pesce (sardine, aringhe)

Inocybe grata (Weinm.) Sacc. 1887
• Piccola o media grandezza
• Cappello subliscio o squamuloso, beige-brunastro
• Carne debolmente arrossante, odore di geranio, poi di pesce
• Ubiquitaria, con preferenza per le conifere; poco comune
• Per l’odore gradevole

Inocybe calamistrata (Fr.: Fr.) Gillet 1886
• Piccole o medie dimensioni
• Cappello irsuto, di colore bruno scuro
• Gambo irsuto, di colore blu-verde verso la base
• Carne poco arrossante, odore variabile, complesso (acidulo+spermatico+di pesce)
• Estate, autunno, latifoglie, conifere, zona alpina; poco comune
• Da calamister, strumento con cui si arricciavano i capelli

Inocybe hirsuta (Lasch: Fr.) Quél. 1872
• Piccole o medie dimensioni
• Cappello a squame erette, bruno scuro
• Gambo irsuto, bruno scuro senza tracce di verde
• Carne poco arrossante, odore viroso-spermatico
• Estate/autunno, in boschi planiziali di latifoglia; poco comune
• Per l’aspetto di tutto il carpoforo

Inocybe subhirsuta Kühner 1988
• Piccole dimensioni
• Cappello fibrilloso/irsuto, di colore scuro
• Gambo fibrilloso, di colore verdastro verso la base
• Carne poco arrossante, odore acido/fruttato, di geranio, poi di pesce
• Estate, esclusivamente in zona alpina; rarissima
• In quanto simile a I. hirsuta

Inocybe geraniodora Favre 1955
• Piccole o medie dimensioni
• Cappello liscio o solo debolmente squamoso, colore bruno uniforme
• Carne debolmente arrossante, odore di geranio, talvolta di pesce alla fine
• Estate, boschi di peccio e zona alpina (specialmente Dryas); poco comune
• Per l’odore di geranio

Gli odori.
Prima di approfondire le questioni, più o meno spinose, precedentemente poste, è doveroso spendere qualche parola sul carattere che più di tutti influenza l’intero complesso: l’odore, carattere il cui eccezionale valore è limitato dall’incostanza e dalla soggettività di chi è chiamato a descriverlo. Gli odori fortemente aromatici emessi dalle Cervicolores, si differenziano sostanzialmente dall’odore, definito come spermatico, noto per la totalità, o quasi, di tutte le altre Inocybe. Questa circostanza sembrerebbe favorire il riconoscimento delle diverse Cervicolores; tuttavia, in molte occasioni può essere utilizzata solo per individuarne l’appartenenza alla sola sezione! Tutto ciò sembrerebbe dar ragione a quell’affermata corrente di pensiero (Kuyper) che suggerisce di non attribuire grande peso sistematico a questo carattere organolettico; tuttavia, non si vede proprio, nel complesso delle Cervicolores, quale altro “forte” carattere potrebbe essere utilizzato ai fini classificativI.
Ritengo quindi utilissimo, oltre che curioso, riportare l’indicazione degli odori, specie per specie, così come sono descritti nelle varie fonti bibliografiche: la grande varietà di definizioni, anche tra loro contrastanti, la dice lunga sul fatto che stiamo per addentrarci in una dimensione particolare, in cui è scontata la prevalenza del “mi sembra” su qualsiasi supposta certezza.

Bongardii: gradevole, di frutta, pere, pere fermentate, pere troppo mature, pera “bergamotta”, sciroppo di pere, grappa di “pere Williams”, caramella, bon bon anglais, balsamo de Perù, susina mirabella, fiori di Muscari racemosum, Muscari botryoides, Impatiens glandulifera, fiori d’arancio, benzoino, pesce o salmastro (solo in es. vecchi), pelle di salame, dolciastro, dolciastro/nauseante, sgradevole, meticilnammate, talvolta assente.
Cervicolor: sgradevole, di botte ammuffita, botte vecchia, doga di botte, barbe di granoturco, muffa, terroso, terra bagnata, polvere, noce moscata, salame, insetticida, gelsomino, pelargonio.
Pisciodora: sgradevole, di foglie di geranio, pesce fresco di mare, sardina fresca poi aringa, sardine sott’olio, aringa affumicata, olio di fegato di merluzzo, Macrocystidia cucumis, fungo avariato, chiodi di garofano, con debole componente di bongardii.
Grata: foglie di geranio, pesce, sardine, ferro arrugginito, salame, gomma, Lepiota cristata, mandorle, anisato.
Calamistrata: fruttato, fruttato-resinoso poi olio rancido di pesce, resinoso, sgradevole, agro-acerbo, di pere non mature, foglie di geranio (Pelargonium), lucido da scarpe, con debole componente di bongardii, vagamente spermatico.
Hirsuta: di aringa affumicata, olio di sardina, viroso (indefinibile ma sgradevole), spermatico.
Subhirsuta: di foglie di geranio poi di pesce.
Geraniodora: di foglie di geranio, vagamente di pesce, vagamente spermatico, talvolta assente.

Già più volte è stato richiamato il concetto dell’odore come carattere organolettico soggettivo per eccellenza: però sorprende davvero come qualcuno possa definire sgradevole il profumo emanato da I. bongardii nella sua varietà tipica; a ciò non si riesce a dare una spiegazione logica, ma bisogna, ancora una volta, tirare in ballo la soggettività. Si tratta, invece e senza alcun dubbio, di un aroma insolito e di straordinaria gradevolezza (oserei definirlo sublime): una volta memorizzato, questo carattere può essere utilizzato, da solo, per riconoscere la specie di appartenenza. Esso può essere ritrovato, eccezionalmente, in poche altre specie della sezione Cervicolores e, fuori di questa, seppur parzialmente, in I. bresadolae Massee.
Gli odori di geranio e di pesce, separati, in successione o più spesso mescolati, sono più o meno presenti in tutte le specie del gruppo, con particolare intensità in I. bongardii var. pisciodora e con l’esclusione delle sole due altre varietà di I. bongardii. Si tratta, evidentemente, di aromi contigui, di incerta delimitazione, in natura più ravvicinati di quanto siamo abituati ad immaginare.
L’odore spermatico, di gran lunga il più diffuso nell’ambito del genere Inocybe, è qui confinato alla sola I. calamistrata, e neppure in maniera troppo nitida.

Sull’autonomia di pisciodora e sua relazione con bongardii e cervicolor
Tra tutti i quesiti, questo è di gran lunga il più serio ed intrigante.
Inocybe pisciodora nasce nel 1975 per opera di Donadini e Riousset. Che sia una specie strettamente correlata a I. bongardii è cosa ampiamente condivisa da tutti, tanto che cercare una pur sottile differenza microscopica è cosa vana. Tuttavia, il suo rivestimento pileico è costantemente meno squamoso ed il suo colore è più uniforme, con tinte più calde, sull’ocra-bruno-aranciato. La sua presenza sulle coste mediterranee è senz’altro più rilevante rispetto a I. bongardii. Ma il carattere “forte” per individuare questo fungo e poterlo separare è costituito dall’odore, in genere molto diverso e molto meno gradevole rispetto a quello di I. bongardii: si tratta, negli stadi giovanili, di un odore di Pelargonium (geranio) che ben presto vira verso un più o meno netto odore di pesce. Sembra che lo stesso Donadini abbia affermato successivamente l’infraspecificità di I. pisciodora rispetto a I. bongardii: la ricombinazione della prima come varietà della seconda, operata da Kuyper, è strettamente consequenziale con questa ammissione. Tuttavia, sorgono a questo punto molte perplessità circa la relazione esistente, tassonomicamente parlando, tra I. bongardii, la sua var. pisciodora e I. cervicolor. Spesso sono proprio le ultime due a manifestare i vincoli più stretti! Di questo stesso parere sono Bon e Reumaux, quando affermano, in separati contributi, che sarebbe ben più pertinente ricondurre I. pisciodora come varietà di I. cervicolor piuttosto che di I. bongardii. Anche Ortega ed Esteve-Raventos si sono interrogati sulla relazione esistente tra le tre specie. Ad ogni modo, le tre entità affini, microscopicamente (mente chi afferma il contrario) e spesso anche macroscopicamente indistinguibili, sono invece separabili fra di loro solo attraverso l’elemento olfattivo. A volte esso si presenta in modo da ingenerare equivoci, ma più spesso svolge un ruolo decisivo: un penetrante e gradevolissimo odore di dolci individua I. bongardii, di muffa I. cervicolor, di geranio misto a pesce I. pisciodora.
Prendendo a prestito un elementare concetto di geometria, considero le tre entità, per esperienza personale, equidistanti tra loro come lo sono i vertici di un triangolo equilatero. Per questo motivo, riesce difficile comprendere il loro diverso grado di parentela, così come viene attualmente concepito: o si tratta di una sola specie con tre varianti, oppure di tre specie degne d’individuale dignità. Per impostazione mentale, una certa logica suggerisce di proporre, come più valida, la prima soluzione. Per quanto possa sembrare stravagante, non si tratta di un’ipotesi originale: l’istituzione di I. bongardii var. cervicolor (Pers.) Heim testimonia come questa esigenza fosse già da sentita settant’anni or sono. A dispetto della prestigiosa paternità, è noto che tale combinazione non ha conseguito quel successo che a mio parere avrebbe meritato: la cosa è spiegabile, almeno parzialmente, con la nota resistenza di alcuni settori della micologia verso quelle novità, anche piccole, che vanno a modificare incrollabili tradizioni. Ciò nonostante, in quest’occasione, ritengo personalmente appropriato rilanciare questo punto di vista, che tiene in gran conto la realtà delle cose così come si manifestano in natura.
Riguardo invece I. pisciodora come varietà di I. bongardii, l’autorità di Kuyper ha conferito a questa ricombinazione un successo piuttosto rilevante, offuscato però dalle perplessità esposte in precedenza.
Una cosa abbastanza incredibile è che tutte e tre le varietà di bongardii presentano una più o meno spiccata variabilità e ciò rende ancora più arduo il compito del classificatore.
La var. bongardii può presentarsi priva di odore, facendo venire meno il suo carattere primario. L’odore della var. cervicolor è meno mutevole, ma la squamosità della sua cuticola può farle assumere le sembianze più incredibili, fino a simulare delle lepiote. La var. pisciodora è di gran lunga la più camaleontica, manifestandosi in una grande variabilità di forme: è riconosciuta una sua manifestazione primaverile, caratterizzata da esemplari massicci (fino a tricholomatoidi) ed areale mediterraneo, ed una manifestazione estiva-autunnale, contraddistinta da silhouette più esile e da un ambiente di crescita più continentale. Ma accanto a queste due forme estreme, comunque prive di valore tassonomico, fulcra una serie pressoché ininterrotta di manifestazioni incredibilmente mutevoli per stazza, colore, ornamentazione, arrossamento della carne e, naturalmente, odore.

Inocybe grata: specie a sé stante o solo sinonimo di I. bongardii var. pisciodora?
L’interrogativo, indissolubilmente legato al precedente, è degno di nota se solo si pensa ai dibattiti tuttora in corso. Molti autori sono soliti riportare I. grata nelle strette vicinanze delle specie trattate al punto precedente. Ma la separazione attuale tra I. grata e I. pisciodora, suggerita per esempio da Bon, sulla base di modeste differenze di ordine ecologico e fenologico, non appare molto convincente. Una citazione a parte merita Alessio. Ai tempi della sua monografia aveva ipotizzato una conspecificità tra le due, pur ammettendo di non conoscere I. pisciodora; ma più tardi interveniva sullo stesso argomento, respingendo la prima ipotesi sulla scorta, principalmente, di un diverso odore avvertibile nelle due specie. Ora, sappiamo quanto sia variabile e fuggevole questo carattere, mancando talvolta del tutto o amplificando in modo casuale il peso delle sue singole componenti. E non solo; è nota, per esempio l’influenza esercitata sull’odore da parte del clima e dell’ambiente circostante e, non ultimo, lo stesso elemento umano ci mette molto del suo nell’interpretazione dei capricciosi effluvi emessi dagli esemplari. Weinmann, per esempio, definì “abbastanza gradevole” l’odore del sua I. grata, Bresadola “leggero, gradevole, subanisato”, lo stesso Alessio evocò l’aroma del geranio. Basandomi su sfumature, anch’io in molti casi ho ritenuto, in passato, di riconoscere I. grata; ma ad una successiva revisione, acquisita anche maggior esperienza, non ho potuto far altro che riconoscere la validità della sinonimia che Kuyper propose sulla scorta delle rispettive descrizioni (non esistendo il materiale tipico di I. grata).
La conclusione non può, dunque, che essere analoga a quella cui è giunto Kuyper.

Inocybe hirsuta: specie autonoma o sinonimo di I. calamistrata?
Nei confronti delle specie commentate in precedenza, l’accoppiata calamistrata/hirsuta si distingue molto bene per il colore blu-verde della base del gambo, per la statura minore, per le spore più piccole e sottili. Ambedue le specie sono descritte con le caratteristiche appena accennate, e questo, razionalmente parlando, non può che indurci ad ipotizzate la presenza di un’unica entità. Ciò nonostante, alcuni autori ritengono egualmente possibile la separazione tra le due specie sulla base di modeste differenze ecologiche e morfologiche: una maggiore squamosità, una decisa tinta verde sul gambo, l’ambiente di conifera individuerebbero I. calamistrata; una minore squamosità, tinte verdi meno evidenti, la presenza di faggi caratterizzerebbero meglio I. hirsuta. Tali differenze, in realtà, sembrano ben poco convincenti di fronte all’estrema variabilità di I. calamistrata, in qualsiasi ambiente essa venga rinvenuta. Non sono rari i casi in cui la base del gambo si presenti solo molto scura, quasi nerastra; la vetustà degli esemplari gioca in questo caso un ruolo predominante! E questo è un fattore che influenza anche l’odore, il meno facilmente individuabile in tutto il complesso delle Cervicolores, in quanto meno fortemente caratterizzato. Di più: I. calamistrata è ritenuta esempio, tra tutte le Inocybe, di incostanza e variabilità dell’odore.
Da tutto questo si può dedurre che I. calamistrata è specie dotata di enorme variabilità, forse seconda alla sola I. bongardii var. pisciodora.

Inocybe subhirsuta: è veramente specie separabile da I. calamistrata?
Negli anni ’80 Kühner, in un celeberrimo lavoro sperimentale sulla micoflora della zona alpina, diede vita ad un gran numero di nuove Inocybe. Tra queste, anche I. calamistrata subsp. latispora, più tardi elevata a specie col nome di I. subhirsuta: è dunque “l’ultima nata” tra le Cervicolores. I suoi caratteri esteriori ricalcano sostanzialmente quelli di I. calamistrata, mentre al microscopio le spore della nuova specie risulterebbero più larghe (quoziente sporale inferiore a 1.8 contro circa 2 di I. calamistrata). Il fatto di non essermi mai imbattuto in una I. calamistrata di alta montagna con tale Q sporale estremamente basso, non significa nulla, com’è fin troppo ovvio. Ma per l’aver rinvenuto molte manifestazioni di I. calamistrata nel saliceto nano con quoziente intermedio (la variabilità sporale in zona alpina meriterebbe un trattato a parte), per le esigue raccolte di quella che viene chiamata I. subhirsuta da parte di altri micologi e dello stesso Kühner, per tutta questa serie di motivi è preferibile ritenere I. subhirsuta solo una forma a spore larghe di I. calamistrata; a tale forma appare assai improbabile poter attribuire autonomia propria.

Inocybe geraniodora: una sola specie o un insieme di quattro varietà?
Anche se d’istituzione recente (anni ’50), si tratta di una “buonissima” specie, individuata da Favre sia per la zona alpina, sia per la zona subalpina. Probabilmente confusa in passato con i taxa affini, bisogna ammettere che si tratta di una specie dotata di una certa frequenza, rinvenibile sia nella microselva alpina, sia nel sottostante bosco di conifera. Il suo carattere saliente è l’odore di pelargonio, in questo caso quasi sempre ben distinto e libero da altre componentI. I fautori del frazionamento infraspecifico ne compendiano ben quattro varietà:
• var. geraniodora: è la varietà tipica, caratterizzata da colori scuri, spore grandi, habitat alpino;
• var. velifera Kühn. 1988: addirittura elevata a specie come I. velifera (Kühn.) Bon, è stata raccolta in poche occasioni, presenta velo biancastro al disco ed è esclusiva della zona alpina;
• var. depauperata Favre 1960: con colori pallidi, odore debole, ambiente di conifera di montagna; secondo alcuni potrebbe rientrare nel campo di variabilità di I. bongardii var. cervicolor;
• var. gracilenta Favre 1955: con habitus minore, odore con componente di pesce, spore più piccole, ambiente alpino.
Si tratta di una tassonomia infraspecifica basata su caratteri estremamente incostanti: l’esperienza personale (raccolte di esemplari con o senza velo, con colori, arrossamento, odori più o meno marcati, in zona alpina, legata soprattutto al Dryas, o sotto peccio) m’induce a considerare anche I. geraniodora come unica entità tassonomica, capace però di manifestarsi in modo estremamente volubile.

Atlanti iconografici di larga diffusione
Alzi la mano chi non guarda le foto, sperando in un’improbabile corrispondenza dei caratteri morfologici! Il confronto delle proprie raccolte con quelle dei micologi più affermati è, per ognuno di noi, a qualsiasi livello, una vera esigenza; anche se, fortunatamente, sono più numerosi i casi in cui nuovi dubbi sopravvengono, che non il contrario. Questo succede perché la consonanza delle interpretazioni, in micologia, è cosa assai rara! Vale dunque la pena osservare e commentare assieme le fotografie contenute in alcune opere iconografiche di maggiore diffusione; cominciamo da:

Bruno Cetto: I funghi dal vero
Tutti noi conosciamo i sette volumi di questa fortunatissima collana, una delle “bibbie micologiche” per i neofiti (e non solo). Vi sono rappresentate, con alterna fortuna, sei specie di Inocybe riferibili alla sezione Cervicolores.
• Vol. I, ed. V, tav. 88 - I. calamistrata (Fr.) Gillet: pessimi colori per questo fotocolor scarsamente rappresentativo dell’inconfondibile specie.
• Vol. II, ed. II, tav. 516 - I. bongardi (Weinm.) Quélet: esemplari fuori habitat e arrossamento della carne affatto evidente: si tratta di una rappresentazione appena discreta.
• Vol. IV, ed. I, tav. 1410 - I. cervicolor (Pers. ex Pers.) Quél.: la foto ritrae esemplari con cuticola stranamente liscia; habitat e odore sono però caratteristici per questa specie che qui riteniamo varietà di I. bongardii.
• Vol. V, ed. I, tav. 1827 - I. grata Weinm.: buona rappresentazione di questa specie, così come viene concepita dagli autori francesi; la spiccata squamosità del cappello testimonia, invece, come questa caratteristica possa apparire anche in I. bongardii var. pisciodora. Desta curiosità la misurazione delle spore, estremamente piccole (!?). Nelle note: è discutibile la presunta differenza di dimensione sporale tra I. grata e I. pisciodora.
• tav. 1829 - I. pisciodora Donadini et J.C. Riousset L.: esemplari tipici di I. bongardii var. pisciodora.
• tav. 1830 - I. hirsuta Lasch: per la combinazione colore/odore, si possono escludere le due specie cui si fa riferimento nelle note (I. cervicolor e I. calamistrata); è più facile ritenere che si tratti di una delle forme di I. geraniodora.

Roger Phillips: Les Champignons
In questo fortunato testo appaiono, a pag. 148/149, solo due Cervicolores:
Inocybe calamistrata (Fr.) Gillet: esemplari poco rappresentativi, per via delle colorazioni verdi/bluastre della base del gambo solo molto vaghe.
Inocybe bongardi (Weinm.) Quél.: forse è, in assoluto, una delle rappresentazioni più fedeli di questa specie nella sua manifestazione più classica; invano si annusa il fotocolor per coglierne l’eccezionale profumo...

Breitembach e Kränzlin: Champignons de Suisse – Vol. 5
La qualificata collana ci consente un confronto tra tutte le Cervicolores più note.
• 6 - I. bongardii (Weinm.) Quél. var. bongardii: fotocolor di due esemplari caratteristici della varietà tipica, purtroppo parecchio striminziti. Le annotazioni sono ampiamente condivisibili, a parte il riferimento all’odore di I. fraudans (Britz.) Sacc., confrontabile solo approssimativamente con la specie in esame.
• 7 - I. bongardii var. pisciodora (Donadini & Riousset) Kuyper: foto decisamente rappresentativa della varietà con odore di pesce; si può osservare la squamosità più evidente negli esemplari più giovani.
• 8 – I. calamistrata (Fr.: Fr.) Gillet: tipici esemplari della zona alpina, associati a Salix herbacea: è presente, seppur non molto evidente, la caratteristica colorazione della base del gambo.
• 9 – I. cervicolor (Pers.) Quél.: carpofori fortemente squamosi e colore alquanto carico per questi esemplari rinvenuti tipicamente in bosco di conifere di montagna.
• 23 – I. geraniodora Favre: riproduzione, per più di un aspetto, non molto “fortunata”; a parte questo, il colore molto chiaro, le note stesse degli autori, la mancanza di accenno ad una suddivisione infraspecifica, sono tutti fattori che trovano riscontro con le considerazioni fatte in precedenza su questa specie.

Papetti, Consiglio, Simonini: Atlante fotografico dei funghi d’Italia, vol. 1
La scelta dei tre autori è caduta su altrettante specie, tutte fotografate, descritte e commentate in modo esauriente.
• 166 – I. bongardii (Wienmann) Quélet: peccato per l’evidente idratazione degli esemplari (pioggia), che risultano slavati nel colore. Si pone l’accento sull’odore del fungo, che richiamerebbe quello della pelle di salame; ma, non solo per la sua genericità (che tipo di salame?), questo concetto è assai poco condivisibile.
• 167 – I. cervicolor (Persoon) Quélet: foto e carpofori di straordinaria bellezza; sorprende solo un po’ la sfumatura rossastra che pervade tutto il carpoforo, compreso l’imenoforo: si tratta di una caratteristica più consona a I. bongardii; ciò viene detto senza minimamente dubitare della determinazione.
• 168 – I. calamistrata (Fr.: Fr.) Gillet: ottimo fotocolor per una raccolta di questa specie, ripresa in una manifestazione piuttosto atipica: portamento molto esile, cappello grigio, solo debolmente squamoso, gambo completamente grigio-blu, con sfumature verdastre. Per capire cosa sia la variabilità di questa Inocybe, invito il lettore a confrontare questa rappresentazione con quella di Champignons de Suisse!

Conclusioni e chiave di sezione
In poco meno di vent’anni, tra le raccolte direttamente eseguite e la revisione di collezioni altrui, ho avuto modo di osservare centinaia d’esemplari riferibili alla sezione Cervicolores. Quest’esperienza mi autorizza a ritenere le specie accettate in questo complesso come tra le più problematiche che il genere Inocybe possa annoverare; ciò succede spesso quando i caratteri organolettici vengono elevati a fattori discriminantI.
Alla luce delle argomentazioni svolte, propongo la seguente chiave di determinazione della sezione Cervicolores, basata principalmente sui caratteri morfologici ed organoletticI. Essa presuppone l’esistenza di soli cinque taxa, di cui tre a livello specifico, e gli altri due a quello varietale.

1 gambo blu-verde nella metà inferiore, dimensioni piccole, odore poco definibile ... I. calamistrata
1* gambo con colore diverso............................................................................................................................ 2

2 piccole dimensioni, carne poco arrossante, odore netto di geranio, sotto peccio e in zona alpina ... I. geraniodora
2* dimensioni maggiori, carne più arrossante, odori e habitat più variabilI............................................. 3

3 odore dolciastro, gradevolissimo, specialmente latifoglie ....................... I. bongardii var. bongardii
3* odore di muffa, terra bagnata, specialmente conifere............................... I. bongardii var. cervicolor
3** odore di geranio, poi di pesce, sotto pini in zona mediterranea, abeti in zona subalpina ... I. bongardii var. pisciodora

Bibliografia
• ALESSIO C.L. – 1982: Complemento allo studio del genere Inocybe: II contributo in B.G.M.B. n. 5-6.
• ALESSIO C.L. 1992: Complemento allo studio del genere Inocybe: XV/1 contributo in B.A.M.E.R. n. 25.
• ALESSIO C.L. & REBAUDENGO E. 1980: Inocybe in Bresadola, Iconographia Mycologica XXIX. Trento.
• BATTISTIN E., RIGHETTO N., CHIARELLO O. – 1998: Una Inocybe primaverile: I. bongardii var. pisciodora. In Rivista di Micologia XLI n. 4
• BIZIO E. 1995: Alcune Inocybe più frequenti della zona alpina delle Dolomiti, I contributo. Rivista di Micologia XXXVIII n. 2, supplemento.
• BIZIO E. – 1996: Note introduttive allo studio del genere Inocybe Fries. Pagine di Micologia n. 7
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• BON M. 1997: Clé monographique du genre Inocybe (Fr.) Fr lére partie. Doc. Myc. n. 105.
• BREITEMBACH J. & KRäNZLIN F. – 2000: Campignons de Suisse, Tome 5, Cortinariaceae. Lucerne
• BRESADOLA G. 1927 33: Iconographia Mycologica. Milano.
• CETTO B. 1975: I funghi dal vero. Vol. I. Trento.
• CETTO B. 1976: I funghi dal vero. Vol. II. Trento.
• CETTO B. 1983: I funghi dal vero. Vol. IV. Trento.
• FAVRE J. 1955: Les champignons supérieurs de la zone alpine du Parc National Suisse. Genéve.
• FAVRE J. 1960: Catalogue deseriptif des champignons supérieurs de la zone subalpine du Parc National Suisse. Genéve.
• HEIM R. - 1931: Le genre Inocybe . Ed. Lechevarier, Parigi
• JAMONI P.G. – 2000: I funghi dell’ambiente alpino – XIV – Le Inocybe della zona alpina del Monte Rosa Vercellese. Funghi e Ambiente n. 82
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• KüHNER R. & ROMAGNESI H. 1953: Flore Analytique des champignons supérieurs. Paris.
• KUYPER T.W. 1986: A revision of the genus Inocybe in Europe. I. Subgenus Inosperma and the smoot spored species of subgenus Inocybe. Persoonia 3 (suppl.).
• MAZZA R. – 1998: Introduzione alla “micosmologia” – Pagine di Micologia (A.M.B.) n. 10
• MOSER M. 1980: Guida alla determinazione dei funghI. Vol. I. Trento.
• ORTEGA A. & ESTEVE RAVENTOS F. 1989: Contribución al estudio del género Inocybe en Andalucía (Espana). I parte. Cryptogamie Mycol. 10.
• PAPETTI C., CONSIGLIO G., SIMONINI G. 1999 – Atlante fotografico dei funghi d’Italia, Vol. I
• PHILLIPS R. 1981: Mushrooms and oter fungi of Great Britain and Europe. London.
• POIRIER J., REMAUX P., MOENNE-LOCCOZ P. – 1987: Inocybe pisciodora Donadini & Riousset. Bull. Soc. Myc. Fr., t. 103
• SINGER R. – 1986: The Agaricales in Modern Taxonomy. - Koltz, Koenigstein BRD (4^ ed.).
• STANGL J. 1991: Guida alla determinazione dei funghI. Vol. III: Inocybe. Trento.

Marino Zugna
A.M.B. Gruppo di Muggia e del Carso




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