MICOFLORA DI ALCUNE AREE BRUCIATE DEL CARSO TRIESTINO E SLOVENO
di Paolo Picciola, Marino Zugna
Introduzione
Facendo seguito ad un precedente nostro articolo dedicato a sette specie di ascomiceti carbonicoli (Picciola & Zugna, 2023) rinvenuti dopo gli incendi divampati in alcune località della Venezia Giulia e nei boschi situati lungo il confine italo-sloveno nella calda e siccitosa estate del 2022, presentiamo, in questo secondo contributo, altrettante specie di basidiomiceti lamellati rinvenuti su terreni combusti a partire dalla primavera del 2023 a marzo 2024.
La maggior parte delle raccolte fungine qui esaminate sono state ritrovate quando si è esaurita la crescita degli ascomiceti carbonicoli da noi rinvenuti in un arco temporale piuttosto ristretto, tra novembre 2022 e gennaio 2023, ossia tra i 4 e i 6 mesi dagli eventi calamitosi scoppiati nei mesi estivi.
Le specie trattate nel nostro primo contributo sui funghi carbonicoli (Picciola & Zugna, 2023) sono state definite, seguendo quanto proposto da Pacioni (1987), termoindotte; sono comprese quelle entità fungine che si sviluppano perlopiù entro l’anno dall’incendio e la cui crescita è dovuta agli effetti diretti del fuoco sui terreni e sui substrati di crescita (tronchi, radici, residui legnosi, etc.). Questa tipologia di funghi contribuisce all’iniziale processo di ricolonizzazione dell’ambiente danneggiato.
Dopo il primo anno dal passaggio del fuoco, sui terreni bruciati compaiono altri funghi, definiti da Pacioni (1987) termofavoriti, che si sviluppano fino al terzo o al quarto anno dall’incendio; anch’essi sono legati esclusivamente al particolare substrato di crescita che si crea con il passaggio del fuoco.
Nel caso in cui il terreno non abbia subito gravi conseguenze dall’incendio, sempre secondo Pacioni (1987), si possono rinvenire delle specie fungine definite termosopravvissute, non necessariamente specifiche dei terreni combusti ma che possono crescere anche su altri tipi di substrati.
Le specie che presentiamo in questo articolo traggono nutrimento esclusivamente dalle sostanze e dagli elementi chimici prodotti dall’azione diretta del fuoco sul terreno e pertanto rientrano nelle categorie trofiche dei funghi termoindotti e termofavoriti.
Dalla primavera del 2023, abbiamo avuto modo di osservare le trasformazioni del bosco danneggiato dagli incendi, constatando la rinascita di una nuova vegetazione composta prevalentemente da latifoglie quali Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, a discapito di Pinus nigra, la più comune conifera dei boschi del carso triestino e sloveno, la cui crescita è stata probabilmente inibita dalle particolari caratteristiche chimico-fisiche dei terreni interessati dal passaggio del fuoco, considerando anche che questa conifera mal si adatta a terreni ricchi di sostanze organiche preferendo di gran lunga i terreni poveri di nutrienti.
Inoltre, nelle aree combuste maggiormente disturbate dall’attività antropica (asportazione dei tronchi bruciati, diradamento della vegetazione, passaggio di veicoli motorizzati, etc.), si è potuto osservare la repentina crescita di una fitta boscaglia composta principalmente da Sambucus nigra e Robinia pseudoacacia (vedi foto).
Materiali e metodi
La descrizione dei caratteri macroscopici è stata ricavata analizzando i basidiomi freschi fotografati in habitat mediante fotocamere digitali Nikon D90 (P.P.) e Cannon EOS 5D Mark II (M.Z.).
Lo studio dei caratteri microscopici è stato eseguito sia sul fresco sia su materiale d’erbario, in quest’ultimo caso reidratato in acqua distillata o una soluzione acquosa d’idrossido di potassio 5%, e, ove necessario, colorato con rosso Congo ammoniacale 2% per meglio evidenziare le differenti tipologie cellulari. Le foto concernenti la microscopia sono state eseguite con l’ausilio di una fotocamera Reflex Canon EOS 50D. Le misurazioni microscopiche sono state eseguite con il software di calcolo Mycométre (http://mycolim.free.fr). Per la terminologia riguardante la tipologia delle caratteristiche macro e microscopiche delle specie agaricoidi si è fatto riferimento a Vellinga (1988). Per quanto concerne la nomenclatura delle specie presentate si è fatto riferimento alle indicazioni contenute nei siti http://www.indexfungorum.org/ e http://www. mycobank.org. Gli exsiccata sono depositati nell’erbario del gruppo micologico A.M.B. di Muggia e del Carso.
Specie fungine rappresentate
Vengono descritte e commentate con il supporto di fotocolor dei basidiomi in habitat e dei principali caratteri microscopici rappresentati attraverso delle immagini e dei disegni al tratto, le seguenti specie:
- Conocybe anthracophila
- Coprinellus bipellis
- Coprinopsis gonophylla
- Pholiota carbonaria
- Psathyrella pennata
- Tephrocybe atrata
- Tulosesus angulatus
Conocybe anthracophila
Maire & Kühner ex Kühner & Watling, Notes from the Royal Botanical Garden Edinburgh 40 (3): 540 (1983)
Basionimo
Conocybe siliginea var. anthracophila Maire & Kühner, Encyclopédie Mycologique 7: 97 (1935)
Sinonimi
Conocybe anthracophila Maire & Kühner ex Kühner & Watling, British Fungus Flora. Agarics and Boleti 3: 78 (1982)
Pileo 7-30 mm, alto 5-8 mm, sottile, da conico-campanulato a campanulato, in seguito convesso, arrotondato all’apice, margine involuto, da regolare a un po’ sinuoso; superficie liscia, untuosetta e brillante a tempo umido, igrofana, inizialmente cosparsa da un sottile pruina bianca che tende a scomparire con la crescita, lungamente striata radialmente per trasparenza, di colore bruno aranciato, con il centro bruno-nerastro, giallo ocra al margine, tendente a schiarirsi con la disidratazione.
Lamelle arrotondate-annesse, fitte, poi un po’ distanziate, larghe fino a 3 mm, leggermente ventricose, dapprima bianco-grigiastre, poi argillacee, infine ocracee, perlopiù separate da una o da tre lamellule di diversa lunghezza, filo liscio e leggermente ondulato, che rimane più chiaro rispetto alle facce nelle lamelle mature (eteromorfo).
Stipite 25-50 x 1-3 mm, cilindrico, slanciato, fistoloso, flessuoso, un po’ allargato alla base, non radicante, superficie asciutta, fibrillosa longitudinalmente per tutta la lunghezza, soprattutto nel tratto apicale, ricoperta interamente da una pruina biancastra che tende a scomparire a partire dalla base dove compare un imbrunimento che progressivamente risale risparmiando solo la parte apicale.
Carne sottile nel pileo, spessa 0,5-1 mm, brunastra, pallidescente per disidratazione, fibrosa nel gambo, bruno scura, odore spermatico, sapore mite.
Habitat pineta a pino nero colpita da un incendio divampato in data 9 agosto 2022.
Spore (10)11-12(13) x (5)5,5-6 x 6-7 µm, in media 11,0 x 5,5 x 6,5 µm, Qm. = 1,9, da lungamente ellissoidali a subcilindriche in visione frontale, debolmente lentiformi (in vista laterale sono distintamente più strette che in quella frontale), bruno-rossastre in acqua, lisce, con una parete spessa e con poro germinativo distinto.
Basidi (19)20-23(25) x 7-8 µm, largamente clavati, tetrasporici. Pseudoparafisi assenti.
Cheilocistidi (16)17-20(22) x (5)6-7(8) µm, lecitiformi, con un capitulo largo (3)3,5-4(5) µm, collo lungo in media 1 µm. Pleurocistidi assenti.
Pileipellis costituita da un imeniderma di elementi sferopeduncolati, di dimensioni (40)45-65(75) x (10)11(18)20 µm.
Trama lamellare composta da cellule subglobose, globose, inflate, irregolari, larghe (10)11-22(25) µm.
Caulopellis composta da ife parallele larghe negli strati interni (11)12-16(17) µm, quelle esterne più sottili, larghe 2-4 µm.
Caulocistidi costituiti da elementi non lecitiformi, disposti a ciuffi, cilindracei, sinuosi, sublageniformi, osservato un solo elemento lecitiforme all’apice dello stipite. Giunti a fibbia assenti.
Materiale studiato SLOVENIA. Regione: Litorale-Carso. Comune: Koper (Capodistria). Località: Osp nei pressi di Prebenico. Coordinate geografiche 45°34’57”N 13°51’03”E. Altitudine 170 m s.l.m. Raccolta: 22.04.2023 (n° 9175). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola.
Osservazioni
Conocybe anthracophila, diversamente da quanto indicato dal suo nome, cresce su vari tipi di substrato: detriti vegetali in decomposizione, su sterco, su terreno fortemente fertilizzato e anche, come nel nostro caso, su terreno combusto (Hausknecht, 2009).
La specie in oggetto si caratterizza per i basidiomi piuttosto robusti se paragonati alle sue congeneri, il cappello ricoperto da una pruina biancastra, con il fondo di colore bruno ocra, bruno nerastro, bruno aranciato, tendente ad ingiallire dal margine con il tempo asciutto, il gambo inizialmente biancastro, imbrunente a partire dalla base. In virtù dei caulocistidi non lecitiformi, da cilindracei a sublageniformi, Conocybe anthracophila è inserita nella Sezione Pilosellae Singer all’interno della quale è stata collocata nella Serie Anthracophila Hausk. & Krisai che comprende specie con portamento micenoide, dimensioni da medie a grandi, base del gambo non radicante, da regolare a bulbosa, cappello fortemente colorato, distintamente stria-to a tempo umido, spore da ellissoidali a ovoidi, parzialmente lentiformi, a parete spessa e con un largo poro germinativo, caulopellis con elementi non lecitiformi, e se presenti, estremamente rari e localizzati all’apice del gambo, pileipellis con o senza pileocistidi, su luoghi bruciati, prati, suoli trattati con fertilizzanti e legno in disfacimento (Hausknecht & Krisai-Greilhuber, 2006).
In Europa la Serie Anthracophila è rappresentata dalle seguenti specie: C. anthracophila var. anthracophila Kühner & Watling, C. anthracophila var. ovispora Hauskn., C. velutipes var. velutipes (Velen.) Hauskn. & Svrček, C. velutipes var. nitrophila Hauskn, e C. caespitosa (Murrill) Watling,
C. velutipes differisce da C. anthracophila per i basidiocarpi delicati, con il cappello più piccolo, avente un diametro di soli 8-16 mm, il gambo spesso 1-2 mm, le spore mai subcilindriche, bensì largamente ellissoidali in visione frontale, la crescita su terreni poveri. C. velutipes var. nitrophila differirebbe dalla forma tipica soltanto per il diverso substrato di crescita, rappresentato da terreni più ricchi di sostanze organiche (sterco, compost e terreni concimati). C. caespitosa si differenzia per la crescita densamente fascicolata, il cappello da fresco giallo-bruno, bruno-giallo rossastro, da bruno a bruno smorto, quando asciutto fortemente impallidente fino al biancastro, le spore più grandi, con i basidi 2-3-4 sporici. Infine, C. anthracophila var. ovispora si caratterizza per le spore più piccole, in maggioranza 8.8-10.7 x 5,3-6,6 µm e con una morfologia ovoidale.
cheilo e spore
tavola caratteri micro
Coprinellus bipellis
(Romagn.) P. Roux, Guy Garcia & Borgarino, Mille et un champignons: 13 (2006)
Basionimo ≡ Coprinus bipellis Romagn., Bulletin de la Société Mycologique de France 92 (2): 199 (1976)
Pileo da giovane largo fino a 30 mm, alto fino a 17 mm, a pieno sviluppo largo fino a 70 mm, sottile, fragile, da subgloboso a ovoide, in seguito convesso-campanulato, margine involuto tendente a fessurarsi con la maturazione, eccedente, superficie liscia, untuosa, lucente, di colore ocra chiaro, giallo beige, solcata-plissettata fino alla zona discale, interamente ricoperta da un velo generale che si dissocia in ampie placche membranose simili ad alcune amanite, detergibili con la pioggia, da bianco-grigiastre a bruno-rossastre.
Lamelle libere, parallele al gambo, piuttosto fitte e compresse, intercalate da lamellule, larghe fino a 7 mm, con profilo da rettilineo a leggermente panciuto, dapprima di colore bianco candido, rapidamente rosate a partire dal margine, quindi rosa-grigiastre, infine uniformemente nerastre lentamente deliquescenti; filo lamellare finemente fioccoso, dapprima concolore infine un po’ più chiaro.
Stipite 35-70 x 4-7 mm, cilindraceo, anche un po’ compresso, diritto, dapprima farcito, infine completamente cavo con la corteccia spessa, progressivamente assottigliato all’apice, si allarga leggermente verso la base dove termina in un bulbo clavato, leggermente napiforme, largo fino a 13 mm, superficie pruinosa, più o meno liscia verso la base, di colore bianco candido ad eccezione della parte superiore del bulbo in quanto ricoperta dal velo generale bruno-aranciato, anch’esso asportabile, evocante una sorta di volva.
Carne esigua, diafana, ocracea nel cappello, bianca e fibrosetta nello stipite, inodore e con sapore mite. Habitat su terreno bruciato di una pineta
Sporata nera.
Spore (7,6) 8,2 9,2 (9,8) x (4,6) 4,8 5,4 (5,6) µm, Q = (1,5)1,6 1,8(1,9), Vol. (94)103 - 140(152) µm³, ovoidi in proiezione frontale, ellissoidi in proiezione laterale, con apice evidentemente tronco e poro germinativo centrale, in qualche caso leggermente eccentrico, largo 1,2-2,2 µm, in media 1,80 µm; base da arrotondata a più o meno conica, apicolo poco visibile, ialino, parete spessa 0,5-0,8 µm, di colore marrone-rossastro.
Basidi (16)1725(26) x (6)7 8(9) µm, Q.m.= 2,87; Vol.m.= 636 µm³, tetrasporici, in massima parte clavato-pedicellati senza restringimento mediano, più raramente semplicemente clavati; contornati da 4-5 pseudoparafisi di forma sferopeduncolata, larghe 13-17 µm.
Cheilocistidi (23)32 55(64) x (25)27 46(48) µm, Q.m.= 1,23; Vol.m.= 34194 µm³, numerosi in massima parte da globosi o subglobosi, spesso emergenti da un’ifa più o meno lunga, più raramente subutriformi fino a lageniformi, in tal caso di dimensioni 60-65 x 11-13 µm, con un collo lungo fino a 35 µm e largo fino a 3 µm.
Filo lamellare probabilmente eteromorfo in quanto abbiamo notato numerose zone dove i cheilocistidi erano molto addensati e profondamente insinuati nell’imenio ed altre dove erano radi e frammisti a basidi o addirittura mancavano completamente.
Pleurocistidi (72)75 100(104) x (40)42 67(73) µm, Q.m.= 1,53; Vol.m.= 16996 µm³; da ovoidi a largamente utriformi, molto numerosi.
Pileipellis di tipo epithelium, formata da cellule subglobose, di dimensioni (12) 14 -19,323 (26) x (11)12 23(25) µm, Q.m.= 1,17, Vol.m.= 3304 µm³. Pileocistidi assenti.
Caulopellis disposta in cutis, formata da ife cilindriche, settate, larghe 3-8 µm, le più esterne leggermente gelatinizzate e ricoperte da granulosità, quelle interne, larghe 5-14 µm, ialine.
Caulocistidi globosi o subglobosi, di dimensione (13)16,48 28(31) x (12)13 22 (28) µm, Vol.m.= 3969 µm³, molto simili ai cheilocistidi.
Caulocistidi lageniformi, sete non osservate.
Velo pileico formato per la quasi totalità da ife con pigmento parietale bruno, cilindriche e ristrette ai setti, catenulate con articoli (27)33 68(71) x (9)11 17(18) µm, Vol.m.= 6075 µm³; articoli terminali con pigmento parietale bruno o ialini, fusiformi e attenuati all’apice, (39)43 68(72) x (14)16 23(25) µm, Vol.m.= 12737 µm³. Cellule globose disperse, larghe (18)23-40(50) µm, ialine.
Velo alla base del gambo (pseudovolva) formato da ife cilindriche, catenulate, con pigmento parietale, incrostante, di colore bruno, con articoli misuranti (28)30 51(54) x (7)8 10(11) µm, quelle terminali con pigmento parietale bruno, da cilindriche a fusiformi all’apice, (23)24 68(69) x (8)9 14(15) µm. Cellule globose non osservate. Giunti a fibbia assenti, trovati solo pseudo giunti a fibbia. Ozonio assente.
Materiale studiato SLOVENIA. Regione: Litorale-Carso. Comune: Koper (Capodistria). Località: Ospo nei pressi di Prebenico. Coordinate geografiche 45°34’57”N 13°51’03”E. Altitudine 170 m s.l.m. Raccolte: 19.11.2022 (n° 9157), 17.12.2022 (n° 9156), 14.01.2023 (n° 8940).; 17.02.2024 (n° 9395) Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola. Materiale aggiuntivo ITALIA. Abruzzo. Teramo. Comune: Crognaleto. Località: Castagneto di Senarica. Coordinate geografiche 42°32’47”N 13°29’16”E. Altitudine 800 m s.l.m. Raccolta: 01/05/2012 (n° 4840). Habitat: nel castagneto, fra la terra e resti carboniosi. Leg. B. de Ruvo et det. M. Zugna.
Osservazioni
Nei luoghi da noi visitati, Coprinellus bipellis è cresciuto a più riprese e in numerosi esemplari sui residui di legno combusto a partire dal terzo mese dopo l’evento calamitoso fino a marzo 2024, ad esclusione del periodo estivo.
Questa entità si riconosce per il velo generale che ricopre interamente i giovani esemplari, il quale, con la crescita, tenderà a lacerarsi formando dei lembi sulla superficie pileica come in alcune amanite e una pseudovolva di colore bruno-aranciato alla base del gambo.
Sul piano microscopico C. bipellis si caratterizza per il velo costituito da ife cilindriche, allungate, un po’ allargate al centro e ristrette ai setti, dotate di pigmento parietale brunastro, i caulocistidi globosi o subglobosi, del tutto assenti quelli di tipo lageniforme, le spore con poro germinativo centrale, i cheilocistidi globosi o subglobosi, i pleurocistidi da ovoidi a largamente utriformi e l’assenza dei giunti a fibbia.
Alla luce degli studi molecolari che hanno portato allo smembramento dell’antico Genere Coprinus Pers.:Fr la specie qui trattata è stata trasferita da Roux, Guy Garcia & Borgarino (Roux, 2006) nell’antico Genere Coprinellus P. Karst. che attualmente include tutte le specie di coprini precedentemente incluse nelle seguenti tre Sottosezioni: Setulosi J.E. Lange (specie con sete su cappello e gambo associate o no a sclerocistidi e/o a cellule globose), Micacei (Fr.) Uljé & Noordel. (specie prive di sete, con velo formato da cellule globose, ialine) e Domestici Singer (specie prive di sete con velo che ricopre per intero il cappello, costituito da una catena di cellule allungate, fusiformi, con pigmento parietale brunastro, con ozonio alla base del gambo).
La Sezione Domestici (Singer) D.J. Schafer comprende specie caratterizzate da cappelli con colori marroni, ocra o aranciati, qualche volta molto pallidi, ma mai di colore bianco puro; subglobosi, conici o campanulati, mai completamente aperti a pieno sviluppo, privi di sete sul cappello e sul gambo, dal velo che inizialmente ricopre interamente il cappello che tende a lacerarsi sotto forma di lembi fioccosi costituiti a livello microscopico da una catena di cellule allungate, più o meno fusiformi o subglobose, ristrette ai setti, che non si colorano agli alcali, con pigmento parietale brunastro, infine per l’assenza di giunti a fibbia.
Coprinellus bipellis può essere facilmente scambiato con altre entità appartenenti alla Sezione Domestici. In questa sede ci limitiamo a citare le principali caratteristiche differenziali che separano questa specie dalle restanti incluse nella medesima Sezione.
Coprinellus ellisii (P.D. Orton) Redhead, Vilgalys & Moncalvo, molto prossimo e spesso confuso con la specie in oggetto, si caratterizza principalmente per avere spore di taglia notevolmente inferiore e caulocistidi lageniformi.
Coprinellus xanthothrix (Romagn.) Vilgalys, Hopple & Jacq. Johnson presenta spore, solo in alcuni casi faseoliformi viste di profilo e possiede cheilocistidi e caulocistidi anche di tipologia lageniforme.
Coprinellus domesticus (Bolton) Vilgalys, Hopple & Jacq. Johnson presenta spore, per la quasi totalità faseoliformi viste di profilo, caulocistidi anche di tipologia lageniforme.
Coprinellus radians (Desm.) Vilgalys, Hopple & Jacq. Johnson, possiede spore che possono arrivare a 11,5 µm e cheilocistidi e caulocistidi anche di tipologia lageniforme.
Coprinellus flocculosus (DC.) Vilgalys, Hopple & Jacq. Johnson, possiede spore 11-16 x 6.5-9,5 µm, con poro germinativo fortemente eccentrico e assenza di caulocistidi.
1 cheilo, 2 pleuro, 3 basidi, 4 caulo
Coprinopsis gonophylla
(Quél.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo, Taxon 50 (1): 228 (2001)
Basionimo
≡ Coprinus gonophyllus Quél., Ann. Sci. Nat. Bordeaux Sud-Ouest: t. 1 (1884)
Pileo alto 12-17 mm, largo 12-25 mm, esiguo, inizialmente ovoide, poi convesso, dapprima ricoperto interamente da un velo bianco fioccoso-cotonoso di colore bianco che tende a lacerarsi rapidamente formando delle placche cotonose che al centro si colorano di ocraceo, facilmente asportabili; superficie pileica untuosetta, lucente, finemente striata radialmente, dapprima ocracea infine grigio-piompo nel fungo maturo.
Lamelle libere, fitte, ascendenti, larghe fino a 3 mm, viste di faccia più o meno triangolari, dapprima bianche, poi grigiastre, infine nerastre, velocemente deliquescenti.
Stipite 15-50 x 3-4 mm, cilindrico, attenuato in alto, leggermente rigonfio alla base, curvo, internamente fistuloso, superficie delicatamente striata, pruinosa, bianca.
Carne bianca e fibrosa nel gambo, vitrea, grigio-ocracea ed esigua nel cappello, inodore e insapore. Habitat su terreno bruciato di una pineta a pino nero.
Spore 7-9 x 6-7 µm, lisce, subsferiche, con poro germinativo centrale, di colore da bruno a nerastro. Velo composto da ife ialine o un po’ giallastre, filamentose, larghe (2)3-5(6) µm, ramificate, a contorno irregolare, con pigmento parietale e con numerosi diverticoli, settate, con giunti a fibbia.
Cheilocistidi 60-70 x 17-19 µm, sublageniformi,
Pleurocistidi 55-62 x 20-22 µm, ialini, cilindrici, strettamente ovoidi, sublageniformi, con piccolo peduncolo basale. Giunti a fibbia presenti.
Materiale studiato SLOVENIA. Regione: Litorale-Carso. Comune: Koper (Capodistria). Località: Ospo nei pressi di Prebenico. Coordinate geografiche 45°34’57”N 13°51’03”E. Altitudine 170 m s.l.m. Raccolte: 13.05.2023 (n° 9187); 02.03.2024 (n° 9396). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola.
Osservazioni
Abbiamo avuto l’occasione di osservare questa piccola specie carbonicola soltanto in due occasioni, con due ritrovamenti costituiti da pochi ma caratteristici esemplari nelle diverse fasi di crescita. Coprinopsis gonophylla si riconoscere per le piccole dimensioni, per il cappello ricoperto inizialmente da un vistoso velo fioccoso-cotonoso di colore bianco candido che tende con la crescita a lacerarsi formando delle caratteristiche placche poligonali che si macchiano di ocraceo al disco, la superficie pileica untuosetta, lungamente striata-solcata radialmente, dapprima ocracea, in seguito color cenere con la maturazione delle spore, il gambo bianco, le lamelle vagamente triangolari, inizialmente bianche, via via sempre più grigiastre, infine nerastre e deliquescenti a completo sviluppo. Sul piano microscopico, si caratterizza per il velo composto da ife filamentose, ramificate, con numerosi diverticoli laterali, spesso divaricate approssimativamente ad angolo retto, le spore subgloboso-ovoidi in visione frontale, ellittiche in visione laterale, i grandi cistidi imeniali ellissoidali, strettamente ovoidi, largamente sublageniformi, con piccolo peduncolo basale.
Nella moderna filogenesi, la specie qui discussa è stata trasferita nel Genere Coprinopsis P. Karst., che comprende tutti quei coprini a lamelle deliquescenti, con il cappello rivestito da residui di velo generale e microscopicamente privi di sete (Redhead et al., 2001).
1-2 velo, 3-4 spore
tavola micrografica
Pholiota carbonaria
(Fr.) Singer, Lilloa 22: 517 (1951)
Basionimo
≡ Agaricus carbonarius Fr., Observationes mycologicae 2: 33 (1818)
Sinonimi
≡ Flammula carbonaria (Fr.) Quél., Mémoires de la Société d’Émulation de Montbéliard ser. 2, 5: 232 (1872)
≡ Flammula carbonaria (Fr.) P. Kumm., Der Führer in die Pilzkunde: 82 (1871)
≡ Dryophila carbonaria (Fr.) Quél., Enchiridion Fungorum in Europa media et praesertim in Gallia Vigentium: 70 (1886)
≡ Gymnopilus carbonarius (Fr.) Murrill, Mycologia 4 (5): 256 (1912)
≡ Inocybe carbonaria (Fr.) Roze, Bulletin de la Société Botanique de France 23: 113 (1876)
= Pholiota persicina P.D. Orton, Transactions of the British Mycological Society 91 (4): 567 (1988)
= Pholiota highlandensis f. persicina (P.D. Orton) Holec, Libri Botanici 20: 118 (2001)
= Flammula carbonaria var. gigantea J.E. Lange, Flora Agaricina Danica 5: IV, 102 (1940)
= Flammula gigantea (J.E. Lange) M.M. Moser, Sydowia 3 (1-6): 372 (1949)
= Pholiota fulvozonata A.H. Sm. & Hesler, The North American species of Pholiota: 280 (1968)
= Pholiota luteobadia A.H. Sm. & Hesler, The North American species of Pholiota: 284 (1968)
= Pholiota carbonaria A.H. Sm., Mycologia 36 (3): 253 (1944)
= Flammula carbonaria var. spegazziniana Traverso, Sylloge Fungorum 23: 262 (1925)
= Agaricus highlandensis Peck, Annual Report on the New York State Museum of Natural History 24: 67 (1872)
= Pholiota highlandensis (Peck) A.H. Sm. & Hesler, The North American species of Pholiota: 287 (1968)
= Pholiota highlandensis (Peck) Quadr. & Lunghini, Quaderni dell’Accademia Nazionale dei Lincei 264: 11 (1990)
= Flammula highlandensis (Peck) Peck, Annual Report on the New York State Museum of Natural History 50: 138 (1897)
= Naucoria highlandensis (Peck) Sacc., Sylloge Fungorum 5: 845 (1887)
= Gymnopilus highlandensis (Peck) Murrill, North American Flora 10 (3): 197 (1917)
Pileo 20-60 (-80 mm), carnosetto, spesso fino a 5 (7) mm, dapprima emisferico, poi convesso, infine spianato, senza umbone; margine dapprima involuto, infine reflesso negli esemplari ben spianati, da regolare a un po’ ondulato, con il bordo appendicolato per la presenza nei giovani esemplari di residui fioccosi dell’anello biancastro o giallo pallido; superficie igrofana, liscia, vischiosa, lucente per il secco, di colore pesca-aranciato, arancio-laterizio, con la zona discale più scura ed il margine tendente al giallastro, con fibrille innate radiali più scure oppure più o meno decorata da squamette appressate più scure; cuticola interamente asportabile,
Lamelle adnate, talvolta smarginate, larghe fino a 7 mm, più o meno fitte, da biancastre a bianco-grigiastre o grigio-giallastre, fino a bruno rossastre con riflessi olivastri negli esemplari maturi, con il filo da liscio a finemente fimbriato, concolore.
Stipite 30-50(-110) x 5-12 mm, cilindrico, slanciato negli esemplari maturi, sinuoso, pieno, poi fistuloso, superficie asciutta, ornata da una sorta di calza che si dissocia in squame fioccose sovrapposte a pelle di serpente di colore giallo citrino pallido, tendenti a imbrunire, macchiata di arancio-ruggine a partire dalla base o nelle parti contuse e lacerate; apice pruinoso, biancastro, protetto inizialmente da un anello araneoso (parte finale della calza), effimero, di colore bianco, incostantemente soffuso di giallino.
Carne tenace, fibrosa, dura, giallo tenue nel cappello, biancastra nella corteccia del gambo, giallastra più o meno intensamente nella parte interna, tendente a macchiarsi di arancio-ruggine per vetustà e in condizioni di forte umidità sia alla base del gambo che nel cappello. Odore indistinto, sapore dolce, un po’ sgradevole.
Habitat gregaria o subcespitosa su residui legnosi combusti o anche interrati, in una vasta pineta colpita da un forte incendio.
Spore (6)7-8(10) x 3,5-4 µm, in media 7,0 x 3,9 µm, Qm. = 1,7; ovoidi in visione frontale, da largamente ellissoidi a oblunghe in visione laterale, a parete spessa < 0,5 µm, bruno rossastre in acqua, ocra-giallastre in KOH, con poro germinativo largo < 0,5 µm.
Basidi 16-21 x 5-6 µm, da cilindrici a strettamente clavati, tetrasporici, più raramente bisporici.
Cheilocistidi (20,0)24,4-37,3(45,0) x (6,6)6,8-9,6(10,2) µm, in media 31,1x 7,9 µm, da largamente fusiformi a strettamente fusiformi, fino a lageniformi, parete sottile, saltuariamente con apice ricoperto da un cappuccio mucoso ialino o giallastro, internamente con contenuto rifrangente, ialino o giallastro, tappezzanti il filo lamellare al punto da renderlo sterile.
Pleurocistidi (20,0)24,4-37,3(55) x (6,6)6,8-11,0(12,0) µm, in media 31,1 x 7,9 µm, lageniformi o largamente fusiformi, con parete sottile, numerosi, raramente con apice ricoperto da un cappuccio mucoso ialino, internamente con contenuto rifrangente ialino o giallastro, sporgenti per 3/4 dall’imenio.
Pileipellis formata da una suprapellis disposta in ixocutis di ife cilindriche, ialine, settate, flessuose, larghe 2-3 µm, immerse in uno strato gelatinoso ialino, incolore e da una subpellis costituita da uno strato compatto di ife cilindriche, larghe 7-12 µm, contenenti un pigmento citoplasmatico giallastro ed epiparietale fortemente incrostante ocra-brunastro. Pileocistidi assenti. Ife trombopleurogene non osservate.
Caulopellis una cutis, composta da ife cilindriche, compatte, parallele, settate, larghe 2-4(6) µm, con pigmento membranario ocra-brunastro e finemente incrostate. Ife trombopleurogene numerose.
Caulocistidi (21,8)26,2-73,7(92) x (5,0)5,5-9,2(10,6) µm, in media 45,5 x 7,2 µm, abbastanza numerosi, presenti dall’apice del gambo fino al primo quarto, perlopiù cilindrici, subcilindrici, più raramente lageniformi o strettamente fusiformi con apice più o meno rostrato, internamente a contenuto rifrangente ialino o giallastro, a parete sottile. Crisocistidi assenti. Giunti a fibbia numerosi.
Materiale studiato SLOVENIA. Regione: Litorale-Carso. Comune: Koper (Capodistria). Località: Ospo nei pressi di Prebenico. Coordinate geografiche 45°34’57”N 13°51’03”E. Altitudine 170 m s.l.m. Raccolte: 01.11.2023 (n° 9296), 16.12.2023 (n° 9397). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola.
Osservazioni
Pholiota carbonaria è un fungo esclusivo dei terreni bruciati, identificabile sul campo per i suoi colori fiammeggianti e la crescita gregaria, subcespitosa alla base di alberi e dei tronchi bruciati o su radici interrate combuste tanto da farlo sembrare un fungo terricolo.
Data l’abbondanza della raccolta studiata, abbiamo potuto riscontrare una tale variabilità sia nei cromatismi pileici, che nelle dimensioni dei basidiomi, nonché nelle ornamentazioni del gambo, da comprendere il perché dei numerosi taxa consimili descritti in passato, oggi siano ritenuti tutti conspecifici.
Pholiota carbonaria, con il vecchio nome di Pholiota highlandensis, è stata collocata da A. H. Smith & Hesler (1968) nella monografia sul genere Pholiota del Nord America nella Sezione Carbonicola [comprendente taxa dai caratteri morfologici piuttosto simili, tutti crescenti su residui carboniosi (inde nomen), con il cappello viscido e dotate di numerosi pleurocistidi] del Subgenere Flammuloides A. H. Smith & Hesler comprendente specie con il pileo da viscido a glutinoso, glabro o squamuloso-fioccoso, composto da ife solitamente gelatinizzate, il gambo da glabro a fibroso fino a subsquamuloso decorato da residui fioccosi del velo disposti a bande sovrapposte e con numerosi pleurocistidi; mentre, nell’impostazione sistematica proposta da Noordeloos (2011), viene inserita nella Sezione Spumosae A.H. Smith & Hesler emend. Jacobsoon [per le spore con parete relativamente spessa, fortemente pigmentate, da ellissoidi-oblunghe a faseoliformi in visione laterale e per i leptocistidi lageniformi, raramente clavati o fusiformi] del Subgenere Lubricula Kühner comprendente specie dal cappello viscido-glutinoso, dotate di cheiloleptocistidi e pleuroleptocistidi ma prive di crisocistidi e con spore con poro germinativo piccolo ma visibile.
Pholiota carbonaria potrebbe essere scambiata con Pholiota brunnescens A. H. Smith & Hesler, anch’essa legata ai terreni combusti, originariamente descritta in Nord America nel 1968, ma rinvenuta successivamente anche in Europa da Orton (1977) su segatura bruciata, che si differenzia per i basidiomi più scuri, di colore bruno castano, bruno olivastro o bruno tabacco, per il gambo inizialmente di colore giallo citrino per i residui velari in seguito fulvastro nelle parti contuse, i pleurocistidi in un certo numero biforcati all’apice formanti due colli e per i larghi caulocistidi (spessi 15-40 µm) di forma alquanto variabile presenti in abbondanza all’apice del gambo.
1 cheilo, 2 pleuro, 3 spore, 4 caulo
Psathyrella pennata
(Fr.) A. Pearson & Dennis Transactions of the British Mycological Society 31 (3-4): 184 (1948)
Basionimo
≡ Agaricus pennatus Fr., Systema Mycologicum 1: 297 (1821)
Sinonimi
≡ Psathyra pennata (Fr.) Quél., Mémoires de la Société d’Émulation de Montbéliard 5: 150 (1872)
≡ Drosophila gossypina var. pennata (Fr.) Quél., Enchiridion Fungorum in Europa media et praesertim in Gallia Vigentium: 118 (1886)
≡ Pilosace pennatus (Fr.) Kuntze, Revisio generum plantarum 3 (3): 504 (1898)
≡ Hypholoma pennatum (Fr.) Bigeard & H. Guill., La Flore des Champignons supérieurs de France 1: 346 (1909)
≡ Drosophila pennata (Fr.) Kühner & Romagn., Flore Analytique des Champignons Supérieurs: 360 (1953)
Pileo 10-48 mm di diametro, fino a 10 mm di altezza, dapprima paraboloide, poi convesso-subcampanulato, infine piano-convesso, fragile; margine involuto, sottile, non striato; superficie asciutta, vellutata, fortemente igrofana, da giovane di colore bruno-laterizio, marrone rossiccio, con la disidratazione sbiadisce sul grigio ocraceo formando inizialmente delle striature radiali più chiare, inizialmente ricoperto per intero da un velo cotonoso che tende a dissociarsi in fioccosità biancastre i cui resti persistono in prossimità del margine ma che negli esemplari maturi possono cadere del tutto senza lasciare tracce.
Lamelle adnate-arrotondate, subventricose, larghe fino a 7 mm, fitte, intercalate mediamente da tre lamellule, inizialmente bianco-grigiastre, poi ocracee, infine brunastre, con il filo lamellare più chiaro e fimbriato.
Stipite 20-70 x 2-5 mm, cilindrico, slanciato, un po’ arcuato alla base, presto fistoloso, fragile, corteccia spessa fino a 1,5 mm, base bulbillosa, larga fino a 10 mm, superficie inizialmente ricoperta da un velo sotto forma di minute fioccosità sovrapposte di colore bianco candido tendenti a scomparire con la crescita o alla contusione facendo emergere la superficie sottostante di colore brunastro, percorsa da sottili striature longitudinali più evidenti all’apice. Carne poco consistente, spessa fino a 2 mm, fragile, acquosa, diafana, nel cappello brunastra a tempo umido, impallidente con la disidratazione, nel gambo più chiara, grigiastra, odore nullo, sapore mite. Sporata nerastra con riflessi olivastri.
Habitat su resti bruciati di una pineta a pino nero.
Spore (6,5)7-7,5(8) x 3-4 µm, in media 7,0 x 3,9
µm, Qm = 1,7; in proiezione laterale subellittiche, in visione frontale ovoidi, submitriformi, a parete sottile, liscia, poro germinativo assente, appendice ilare poco visibile, bruno-rossastre in acqua.
Basidi (12)13-15(16) x 7-8 µm, largamente clavati, tetrasporici.
Pseudoparafisi di dimensioni 6-7 µm.
Filo lamellare eteromorfo, composto da cheilocistidi, cellule marginali sferopendunculate e basidi. Cheilocistidi (35)38-50(60) x (7)8-10(11) µm, numerosi, da strettamente fusiformi a lageniformi, ialini, con il collo lungo 17-30 µm, apice largo 3-4 µm, a parete spessa.
Cellule marginali 25-30 x 13-20 µm, sferopedunculate, ialine.
Pleurocistidi (40)44-45(50) x (9)11-13(14) µm, fusiformi, sublageniformi, da numerosi a dispersi. Trama lamellare formata da fisaloife rigonfie (inflate), larghe 30-45 µm, ialine o con un tenue pigmento membranario brunastro.
Pileipellis un imeniderma composta da cellule globose, sferopedunculate, subglobose, ialine, con leggero pigmento membranario brunastro, di dimensioni (30)37-55(58) x (25)30-45(47) µm, Pileocistidi assenti.
Subpellis composta da fisaloife rigonfie (infalte), ialine, a parete sottile, larghe 18-35 µm, lunghe 100-205 µm.
Velo generale formato da ife da cilindriche a inflate, catenulate, ialine, di dimensioni (48)58-100(110) x (13)16-21(23) µm, a parete sottile, con scarso pigmento membranario.
Caulocistidi numerosi, simili a quelli imeniali ma tendenzialmente più lunghi, di dimensioni 50-60 x 11-12 µm, frammisti a elementi sferopendulati, a parete sottile, di dimensioni 25-38 x 20-32 µm.
Giunti a fibbia presenti. (n° 9338). Leg. P. Picciola, V. Maschio et det. M. Zugna & P. Picciola.
Osservazioni
Psathyrella pennata si riconosce oltre che per le sue specifiche abitudini ecologiche (suoli bruciati): per il velo generale cotonoso che con lo sviluppo del cappello, già nei primordi, si dissocia in fioccosità di colore bianco candido i cui resti permangono sul margine e che negli esemplari maturi possono cadere del tutto senza lasciare tracce; la superficie pileica igrofana, di colore bruno laterizio nei basidiomi freschi e in condizioni ottimali di umidità; le lamelle da bianco-grigiastre a brunastre; il gambo anch’esso ricoperto in gioventù dal velo sotto forma di delicate fioccosità sovrapposte di colore bianco candido. Il quadro microscopico si caratterizza per le piccole spore, nettamente inferiori ai 10 µm di lunghezza, non opache, di colore arancio pallido in acqua e i cistidi imeniali da strettamente fusiformi a lageniformi.
Nella sistematica proposta da Kits van Waveren (1985), Psathyrella pennata è collocata nella Sezione Pennatae Romagn. emend. Kits van Wav. comprendente specie dotate di pleurocistidi da lageniformi a fusoidi, con l’apice da ottuso a subacuto o acuto, Sottogenere Psathyra (Fr.) Sing. ex Kits van Wav. comprendente diverse sezioni tutte caratterizzate da spore piccole, non o solo leggermente superiori ai 10 µm di lunghezza, generalmente non molto scure, bruno porpora o brune, generalmente faseoliformi, associate a basidi ampi più o meno 10 µm, clavati, raramente sferopeduncolati; sporata nero porpora, marrone porpora, qualche volta marrone.
1 pileipellis, 2 pleuro-basidi, 3 spore, 4 caulo
cheilocistidi
tavola micrografica
Tephrocybe atrata
(Fr.) Donk, Beihefte zur Nova Hedwigia 5: 284 (1962)
Basionimo
≡ Agaricus atratus Fr., Observationes mycologicae 2: 215 (1818)
Sinonimi
≡ Collybia atrata (Fr.) P. Kumm., Der Führer in die Pilzkunde: 114 (1871)
≡ Tephrophana atrata (Fr.) Kühner, Bulletin Mensuel de la Société Linnéenne de Lyon 7: 210 (1938)
≡ Gymnopus atratus (Fr.) Murrill, North American Flora 9 (5): 364 (1916)
≡ Lyophyllum atratum (Fr.) Singer, Annales Mycologici 41: 103 (1943)
Pileo (5)17-30 mm, poco carnoso, dapprima convesso, presto spianato, leggermente depresso, talora con una piccola papilla, margine involuto, regolare, un po’ eccedente alle lamelle, superficie liscia, glabra, lubrificata con tempo umido, striata radialmente per trasparenza fino al disco, di colore piuttosto variabile, da bruno-grigiastro, con la zona discale nerastra fino a color ocra, ocra-fulvo, schiarente per disidratazione.
Lamelle da adnate a subdecorrenti, da rettilinee ad arcuate, abbastanza larghe, non molto fitte, da biancastre a grigiastre, fino a ocracee, intercalate da lamellule di varia lunghezza; filo intero, sinuoso, concolore.
Stipite 12-35 x (1)2-3 mm, cilindrico, talora un po’ compresso, fistoloso, cartilagineo, leggermente sinuoso, superficie liscia, da ocra chiaro a grigiastra, pruinoso all’apice, base non bulbosa, leggermente cotonosa.
Carne sottile, acquosa, elastica, brunastra, ocra-grigiastra, schiarente sui toni del biancastro per disidratazione, con odore deciso di farina e/o di buccia di cocomero, al taglio l’odore è più pronunciato e sgradevole, sapore farinaceo rancido. Sporata bianca.
Habitat su resti legnosi bruciati di una pineta a pino nero.
Spore (5)6,5 -7(8) x 3,5(4)-5,5(6) µm, in media 7,4 x 4,8 µm, Qm = 1,5, da ellittico-cilindriche a ellissoidali, a parete sottile, liscia, ialina, con piccole granulazioni interne.
Basidi 25-30(35)x (6)6,5-7 µm, cilindrico-clavati, tetrasporici, con granulazioni siderofile.
Cistidi imeniali assenti.
Trama lamellare composta da ife cilindriche, a parete liscia, sottile, ialine, parallele, larghe (3)57(11) µm.
Pileipellis una cutis composta da ife coricate, larghe 3-5 µm.
Giunti a fibbia presenti.
Materiale studiato: SLOVENIA. Regione: Litorale-Carso. Comune: Koper (Capodistria). Località: Ospo nei pressi di Prebenico. Coordinate geografiche 45°34’57.50”N 13°51’03.76”E. Altitudine 170 m s.l.m. Raccolte: 14.01.2023 (n° 8937); 01.11.2023 (n° 9225). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola. ITALIA. Friuli Venezia-Giulia. Comune Trieste. Località: Basovizza Foiba. Coordinate geografiche 45°36’03”N 13°51’50”E. Altitudine 390 m s.l.m. Raccolta: 31.12.2022 (n° 8959). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola. Comune: Duino-Aurisina. Località: sentiero Rilke. Coordinate geografiche: 45°46’25”N 13°36’46”E. Altitudine 65 m s.l.m. Raccolta: 18.12.2022 (n° 9169). Leg. P. Picciola et det. M. Zugna & P. Picciola.
Osservazioni
Dopo gli incendi che hanno devastato il Carso Triestino nell’estate 2022, Tephrocybe atrata è cresciuta in numerosi esemplari, a tratti in maniera infestante, nei luoghi da noi esplorati.
Su terreno combusto crescono altre due Tephrocybe: T. anthracophila (Lasch) Orton e T. ambusta (Fr.) Donk. Le specie appartenenti a questa triade di Tephrocybe, tutte colonizzatrici specifiche dei terre- ni bruciati, si separano nettamente per la diversa morfologia sporale. T. atrata, come abbiamo visto, presenta spore ellissoidali e lisce, T. anthracophila si caratterizza per le spore globose, anch’esse lisce, mentre in T. ambusta sono globose, come nella specie precedente, ma con un profilo gibboso.
Così come riportato nella letteratura da noi consultata (Marchetti & Franchi, 1990; Monti et al., 1992; Consiglio & Contu, 2002) anche noi abbiamo riscontrato in T. atrata una elevata variabilità in alcuni caratteri morfo-cromatici, quali: la colorazione pileica, che nelle forme tipiche si presenta bruno-nerastra per volgere su tonalità ocracee con la disidratazione, la presenza o meno di una papilla al centro del cappello e la diversa inserzione delle lamelle al gambo, da adnate a subdecorrenti. I caratteri che si sono invece rivelati stabili, almeno nelle nostre raccolte, sono stati: la superficie del gambo sempre colorata di grigiastro, le striature radiali del cappello per trasparenza e l’odore caratterizzato da una forte componente di farina rancida mista a cocomero.
spore e basidi carminiofili
Tulosesus angulatus
(Peck) D. Wächt. & A. Melzer, Mycological Progress 19 (11): 1208 (2020)
Basionimo
≡ Coprinus angulatus Peck, Bull. Buffalo Soc. Nat. Sci. 1: 54 (1873)
Sinonimi
≡ Coprinellus angulatus (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo, Taxon 50 (1): 232 (2001)
= Coprinus boudieri Quél., Bulletin de la Société Botanique de France 24: 321 (1877)
Pileo alto 8-19 mm, largo 5-27 mm, sottile, da digitaliforme a convesso-campanulato, con il margine involuto, ondulato, infine tendente a spianarsi ma mai completamente, superficie subtomentosa, lucente, nettamente solcata-plissettata, di colore inizialmente fulvo-rossastro, a partire dal margine, assume colorazioni via via più grigiastre, solo la zona discale conserva negli esemplari più maturi il colore iniziale bruno rossiccio; velo assente.
Lamelle libere, ascendenti, larghe fino a 4 mm, piuttosto fitte, inizialmente biancastre, presto grigiastre, infine nerastre, progressivamente deliquescenti con la maturazione delle spore; filo biancastro, infine anch’esso nerastro.
Stipite 13-40(70) x 2-3(4) mm, cilindrico, base leggermente ingrossata ma senza bulbo, fragile, da fistoloso a cavo, biancastro per la presenza della pruina superficiale, ocraceo allo sfregamento, pubescente alla base.
Carne sottile (1 mm massimo di spessore), ocra-brunastra, in seguito schiarisce al biancastro-crema per disidratazione, fibrosa nel gambo, inodore e insapore.
Habitat su terreno combusto di una pineta d’impianto a pino nero.
Spore (8)8,5-9,5(10) x (6)6,6-7(8) x 5-6 µm, in media 8,8 x 7,0 x 5,5 µm, nerastre, mitriformi viste di faccia, ellittico-subcilindriche di profilo, con apicolo molto piccolo posto su una grossa protuberanza mammelloniforme e con un poro germinativo tronco, largo 2-5 µm; assai variabili nella forma, con il profilo più o meno ondulato per la diversa dimensione delle prominenze.
Basidi (27)30-38(40) x (7)7,5-8(9) µm, tetrasporici, ialini, con sterigmi lunghi fino a 5 µm.
Filo lamellare sterile.
Cheilocistidi abbondanti e polimorfi, ialini, a parete sottile, da subglobosi a ellissoidali, (30)35-45(55) x (17)19-37(47) µm, fino a lageniformi, 60-70 x 11-17 µm, con il collo lungo 25-40 µm, largo all’apice 4-5 µm.
Pleurocistidi (45)55-80(100) x (25)27-50(60) µm, ellissoidali, piuttosto rari.
Pileipellis formata da un epitelio di cellule ellissoidali di dimensioni (21)26-50(58) x (17)2150(52) µm, a parete un po’ spessa, con pigmento ocra-bruno-fulvo di membrana e incrostante.
Pileocistidi (85)90-100(110) x (15)17-20(22) µm, lageniformi, a parete sottile, con apice da acuto ad ottuso, da ialini a sfumati di bruno-fulvo, con spessore apicale 7-8 µm.
Caulopellis composta da ife parallele, settate, ialine, quelle superficiali larghe (6)8-10(12) µm, quelle interne larghe 15-19 µm.
Caulocistidi (22)35-(65)70 x (12)15-20(22) µm, polimorfi, simili ai cheilocistidi.
Velo generale assente. Giunti a fibbie presenti ma rari.
Materiale studiato ITALIA. Friuli Venezia-Giulia. Comune: Trieste. Località: Basovizza Bosco Bazzoni. Coordinate geografiche 45°34’57”N 13°51’03”E. Altitudine 390 m s.l.m. Raccolte: 25.02.2024 (n° 9391); 29.02.2024 (n° 9392); 07.03.2024 (n° 9394); Legit. P. Picciola P., V. Maschio et det. P. Picciola, M. Zugna.
Osservazioni
Abbiamo avuto l’occasione di rinvenire questo piccolo e raro coprino in numerosi esemplari concresciuti e uniti in mazzetti di pochi esemplari soltanto nella pineta bruciata nei pressi di Basovizza, dalla fine di febbraio fino alla metà di marzo 2024. È una specie che non pone problemi di riconoscimento in virtù di alcuni suoi caratteri tipici che comprendono la crescita su suolo bruciato, l’assenza del velo, il cappello inizialmente digitaliforme-ovoidale con colorazioni fulvo aranciate. Sul piano microscopico, invece, possiede altri caratteri alquanto caratteristici quali le spore mitriformi in visione frontale e numerosi pileocistidi lageniformi (sete).
Abbiamo rinvenuto Tulosesus angulatus frammisto a diversi basidiomi di Coprinellus bipellis, questi ultimi risultavano ben riconoscibili sul terreno per la superficie pileica ornata da residui del velo e per le maggiori dimensioni del cappello. Moser (1986) includeva questa specie nell’antico con pileocistidi; B = caulocistidi; C = cheilocistidi; D = spore; E = pleurocistidi; F = basidi genere Coprinus Pers.: Fr. nella Sezione Setulosi J.E. Lange che comprendeva quei coprini con il cappello tomentoso o pruinoso per la presenza di pielocistidi (= sete) emergenti tra le cellule di una pileipellis imeniforme.
Sulla base di recenti studi filogenetici, tutte le specie della Sezione Setulosi sono state trasferite nel Genere Coprinellus P. Karst. (Redhead et al., 2001). Ma ancor più recentemente, Wächter & Melzer (2020) hanno inserito questa specie nel nuovo Genere Tulosesus, da essi proposto.
1 setae pileiche e cellule pileiche, 2 pileipellis, pileocistidi, 3 cheilo, 4 pleuro
spore
tavola micrografica - caulocistidi
Bibliografia citata nel testo
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VELLINGA E.C. 1988: Glossary. In: Flora Agaricina Neerlandica 1 (eds. BAS C., TH.
W. KUYPER, M.E. NOORDELOOS & E.C. VELLINGA). Balkema. Rotterdam: 54-64. WÅCHTER D. & A. MELZER 2020: Proposal for a subdivision of the family Psathyrellaceae based on a taxonrich phylogenetic analysis with iterative multigene guide tree. Mycological Progress 19(11): 1151-1265.
Elenco specie fungine rinvenute nel periodo novembre 2022-marzo 2024
Genere Specie Autore/i Categoria trofica
Anthracobia nitida Boud. sap-TI
Candolleomyces candolleanus (Fr.) D. Wächt. & A. Melzer sap-TF
Conocybe anthracophila Maire & Kühner ex Kühner & Watling sap-TI
Conocybe semiglobata Kühner ex Singer sap-TS
Coprinellus bipellis (Romagn.) P. Roux, Guy Garcia & Borgarino sap-TI
Coprinopsis gonophylla (Quél.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo sap-TF
Daldinia vernicosa Ces. & De Not. sap/lign-TS
Daleomyces petersii (Berk.) Van Vooren sap/lign-TI
Dissingia leucomelaena (Pers.) K. Hansen & X.H. Wang, sap-TS
Entoloma juncinum (Kühner & Romagn.) Noordel. sap-TS
Geoscypha tenacella (Sacc.) Van Vooren sap-TI
Geoscypha violacea (Pers.) Lambotte sap-TI
Gymnopilus odini Kühner & Romagn. sap-TF
Gyromitra melaleuca (Bres.) Donadini sap-TS
Helvella lacunosa Hafzel. sap-TS
Leucoagaricus gauguei Bon & Boiffard sap-TS
Melanophyllum haematospermum (Bull.) Kreisel, sap-TF
Parasola conopilea (Fr.) Örstadius & E. Larss. sap-TF
Peziza arvernensis Roze & Boud. sap-TF
Pholiota carbonaria (Fr.) Singer sap-TI
Pholiotina aporos (Kits van Wav.) Clémençon, sap-TF
Phylloscypha boltonii (Quél.) Van Vooren & Hairaud sap-TF
Plicaria endocarpoides (Berk.) Rifai sap-TI
Plicaria trachycarpa (Curr.) Boud. sap-TI
Psathyrella pennata (Fr.) A. Pearson & Dennis sap-TI
Psathyrella longicauda P. Karst. sap-TF
Schizophyllum commune Fr., sap-par/lign-TS
Tephrocybe atrata (Fr.) Donk sap-TI
Tulosesus angulatus (Peck) D. Wächt. & A. Melzer sap-TI
Abbreviazioni categorie trofico-ecologiche funghi del bruciato
Termoindotto TI
Termofavorito TF
Termosopravvisuto TS
sap saprofita
lign lignicolo
myc micorrizico
Da Pacioni (1987)
























