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Coprinopsis tuberosa


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Inviato 10 luglio 2026 - 18:06

Coprinopsis tuberosa

(Quél.) Doveri, Granito & Lunghini, Riv. Micol. 48(4): 338 (2005)

 

Sinonimi: Coprinus tuberosus Quél., Bull. Soc. Bot. France 25(4): 289 (1879) [1878]

Sistematica: CoprinopsisPsathyrellaceaeAgaricalesAgaricomycetidaeAgaricomycetesBasidiomycotaFungi

 

Diagnosi originale

Quélet L., 1879. Bulletin de la Société Botanique de France 25: 289 + tav.

Stipe subfiliforme, flexueux, villeux, blanc hyalin, naissant d’un tubercule brun noir. Chapeau membraneux, ellipsoide (3-5 mm), striolé, pulvérulent, blanc grisonnant. Voile formé de vésicules chagrinées-aciculées et hyalines. Lamelles étroites, violet noir, micacées sur l’arête. Spore ellipsoide (0 mm,012), noire.

Eté. Détritus végétaux et fumier, dans les prés. Voisin de niveus et cineratus.

Traduzione

"Gambo subfiliforme, flessuoso, villoso, bianco ialino, che nasce da un tubercolo bruno-nerastro. Cappello membranaceo, ellissoide (3-5 mm), striolato, polverulento, bianco-grigiastro. Velo formato da vescicole coriaceo-aciculari e ialine. Lamelle strette, viola-nerastre, micacee sul filo. Spora ellissoide (0,012 mm), nera.

Estate – Su detriti vegetali e letame, nei prati. Affine a *niveus* e *cineratus."

 

Descrizione (basata sulla collezione “erb. G.M.C. 9527”)

Pileo, fino a 10 mm di diametro, paraboloide-convesso, tendente a spianare con la maturazione. Cuticola bianca, poi grigia, non striata, rivestita da un velo granuloso-fioccoso, all’inizio bianco candido, man mano da grigio a rugginoso.

Lamelle ascendenti, libere, fitte. Colore come nel genere, filo lamellare più chiaro.

Stipite fino a 40 x 1 mm, cilindrico, in genere diritto, leggermente rastremato verso l’alto, biancastro ma tendente ad ingrigire, fioccoso, poi liscio, privo di pseudorriza, con la base priva di sclerozio.

Carne esigua, priva di odori caratteristici.

Velo di tipologia cellulare formato da cellule globose, diam., (18,9) 24,0 - 40,51 - 60,7 (63,3) x (20,2) 23,2 - 38,19 -54,6 (61,6) µm; ornamentate da verruche aguzze, isolate, acido resistenti, (0,1) 1,4 - 1,97 -2,5 (2,8) x (0,7) 0,9 - 1,19 - 1,6 (1,9) x (0,2) 0,2 - 0,51 - 0,7 (0,8) µm.

Velo di tipologia ifale formato da ife, cilindriche, più o meno diverticolate, diam., (2,0) 2,8 - 3,95 - 5,2 (8,6) µm, ialine.

Pileipellis costituita da ife parallele, cilindriche o largamente ellissoidali, coricate (tipo cutis), (30,3) 38,6 - 55,98 - 73,2 (82,7) x (6,2) 6,8 - 11,48 -18,0 (18,4) µm diam.

Filo della lamella sterile.

Cheilocistidi (32,7) 33,0 - 44,0 -58,8 (66,6) x (20,6) 21,3 - 25,82 - 30,1 (35,2) µm, globosi, cilindrici o lageniformi, sovente provvisti di numerosi diverticoli e di ramificazioni apicali.

Pleurocistidi da ellissoidali, a subcilindrici, ovoidali od utriformi, numerosi (velocemente collassati (, 60,6 - 81,35 - 102,68 x 33,3 - 37,08 - 41,43 µm.

Basidi tetrasporici, lunghi e larghi fino a (18,8) 19,1 - 23,84 - 29,0 (29,3) x (7,4) 7,5 - 8,58 - 9,6 (9,8) µm, claviformi o cilindrici con un leggero restringimento mediano delle pareti, attorniato da 4 o 5 pseudoparafisi.

Spore (7,4) 8,1 - 9,32 - 10,1 (10,6) x (4,6) 4,8 - 5,24 - 5,6 (5,9) µm, Q. = (1,4) 1,5 - 1,78 - 1,9 (2,1 Vol. = (88) 106 - 134,9 - 166,2 (188) µm ellissoidali o raramente subcilindriche in proiezione frontale (Q= (1,4) 1,5 - 1,78 -1,9 (2,1), leggermente appiattite o talvolta sub allantoidi in proiezione laterale, lisce, marroni abbastanza chiare, con pareti piuttosto spesse, con un piccolo apicolo ed un poro germinativo centrale, 1,2-1,5 µm diam. In acqua è talvolta osservabile un sottile perisporio incompleto.

Caulopellis formata da ife parallele, cilindriche, con diametro (7,2) 8,1 - 14,26 - 21,4 (22,6) µm, ialine, con incrostazioni epimembranarie brunastre in H2O. Presenti numerose ife diverticolate del tutto simili alle ife del velo ifale. Giunti a fibbia non osservati.

 

Dati relativi alla raccolta

N. scheda: 9527. Data di ritrovamento: 14/06/2026. Località: Koritnica. Comune: Tolmino (SLO). Coordinate geografiche: 45°37'15.89"N 14°17'56.09"E. Altezza s.l.m.: 762. Habitat: su escremento di Mucca (Bos taurus) raccolto in prato stabile, esemplari nati in vitro. Posti in coltura dal 14/06/2026; studiati, dal 23 al 26/06, (più di un centinaio di esemplari), inseriti in erbario il 26/06/2026. Determinatore: Zugna M. Legit: Zugna Alberto, de Benigni Sandra, Zugna Marino.

 

Materiali e Metodi

Le osservazioni microscopiche sono state condotte sia su materiale fresco sia su essiccati (exsiccata). I preparati sono stati allestiti in acqua distillata (H₂O) e, ove necessario, colorati con Rosso Congo ammoniacale al 2% per migliorare la differenziazione delle strutture cellulari. Per valutare la solubilità delle incrostazioni presenti sulle cellule del velo, è stato impiegato acido cloridrico (HCl).

Le misurazioni microscopiche sono state effettuate mediante il software Mycométre, gentilmente fornito dal Sig. Georges Fannechère e disponibile all'indirizzo http://mycolim.free.fr. Le dimensioni sporali sono state rilevate su 100 unità, osservate in proiezione laterale e prelevate da aree extra-imeniali; sono state escluse dal computo le spore chiaramente immature e non è stato considerato l'apicolo. I valori medi sono riportati sottolineati. Per ciascuna delle altre tipologie cellulari, ove possibile, sono state eseguite almeno 20 misurazioni.

Per la terminologia relativa ai caratteri macro- e microscopici, si è fatto riferimento a Vellinga (1998) contenuta in Flora Agaricina Neerlandica 1 (Capitolo 8, Glossario).

La nomenclatura aggiornata e gli autori delle specie sono stati verificati, nella maggior parte dei casi, tramite i database Index Fungorum (http://www.indexfungorum.org/) e MycoBank (http://www.mycobank.org/MycoTaxo.aspx).

L’osservazione dei caratteri macroscopici è stata effettuata, in alcuni casi, con l’ausilio di uno stereomicroscopio Optech trinoculare e mediante documentazione fotografica macro ad alta risoluzione. Le immagini macro sono state realizzate in habitat e, se necessario, in condizioni di studio, utilizzando una fotocamera Reflex Canon EOS R50 con obiettivo Canon EF 100 mm f/2.8 Macro USM. Le riprese micrografiche sono state ottenute con una fotocamera Reflex Canon EOS 50D montata sul terzo tubo ottico di un microscopio biologico Optech Biostar B5, equipaggiato con ottiche Plan-APO e illuminazione alogena 12V–50 W a luce riflessa, con regolatore di intensità.

Gli esemplari raccolti sono conservati presso l'erbario dell'A.M.B. – Gruppo di Muggia e del Carso, e sono contraddistinti dai numeri di collezione riportati, per ciascun binomio, nel paragrafo dedicato ai dati delle raccolte.

 

Osservazioni

Gli esemplari sono stati osservati nell’intervallo temporale compreso tra il 23 e il 26 giugno. Già dal 23 giugno si è registrata la comparsa dei primi basidiomi, i quali hanno ricoperto estesamente il substrato di crescita; tale fase è proseguita nei giorni successivi, con gli individui che hanno mantenuto a lungo lo stato primordiale fino al 26 giugno. A partire da tale data, circa il 30% dei basidiomi ha mostrato una rapida maturazione, seguita da un progressivo degrado fino a parziale lisi. I restanti basidiomi sono invece rimasti allo stadio primordiale, andando incontro a essiccazione graduale e assumendo una colorazione uniformemente bruno-nerastra.

Per quanto riguarda la possibile presenza di sclerozi, nonostante l’accurata ricerca condotta su numerosi esemplari mediante stereomicroscopio, con esame approfondito anche della frazione interna del materiale fecale, non è stato mai possibile riscontrarne la presenza.

L’unico elemento rimasto incerto è rappresentato dalla presenza, su numerosi esemplari, di minute sfere nerastre, epigee o parzialmente immerse nel substrato fecale, libere o apparentemente tali (potenzialmente ascrivibili a semi o a sclerozi), la cui natura non è stata chiarita neppure attraverso l’esame microscopico.

Si segnala infine che, in data 19 giugno, sugli stessi escrementi erano stati precedentemente raccolti e identificati esemplari di Pilobolus kleinii Tiegh. (1878) [1876].

 

Bibliografia consultata

Breitenbach J. & Kränzlin F., 1995. Fungi of Switzerland, Vol. 4. Mykologia. Luzern.

Bresadola G., 1931. Iconographia Mycologica, 18. Milano.

Cacialli G., Caroti V. & Doveri F., 1995. Funghi fimicoli e rari o interessanti del litorale toscano. Schede di Micologia 1. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici.

Cacialli G., Caroti V. & Doveri F., 1999a. I Coprinus fimicoli in Italia. Contributo allo studio dei funghi fimicoli – XXXI. In: Contributio ad Cognitionem Coprinorum (pp.1-256). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici-Vicenza.

Cacialli G., Caroti V. & Doveri F., 2002. Aggiornamento della monografia "Contributio ad Cognitionem Coprinorum". Mycol. Monten. 5: 119-129.

Doveri, F.; Granito, V.M.; Lunghini, D. 2005. Nuovi ritrovamenti di. Coprinus s.l. fimicoli in Italia. Rivista di Micologia. 48(4):319-340.

Doveri, F.; 2004 Fungi fimicoli italici Associazione micologica Bresadola

Locquin M., 1947. Etudes sur le genre Coprinus. I. Quelques coprins fimicoles. Bull. Soc. Mycol. Fr. 63 (1-2): 75-88.

Uljé C.B., 1992. Coprinus. Deel 4. sect. Micacei subsect. Vestiti 2.: 1-21 (pubbl. priv.).

Uljé C.B. & Noordeloos M.E., 1993. Studies in Coprinus III-Coprinus section Velifomes. Subdivision and revision of subsection Nivei emend. Persoonia 15 (3): 257-301.

Uljé C.B. & Noordeloos M.E., 1999. Studies in Coprinus V- Coprinus section Coprinus. Revision of subsection Lanatuli. Persoonia 17 (2): 165-199.

 

Osservazioni di Francesco Doveri  (Doveri, F.; 2004 Fungi fimicoli italici)

Secondo Kits van Waveren (1968) la presenza o meno di una pseudorriza ha un’importanza tassonomica relativa nella sottosezione Narcotici, dal momento che, accanto a specie notoriamente radicanti, quale ad esempio C. stercorarius (= C. tuberosus), ve ne sono altre (C. velox = C. stercoreus) che normalmente non presentano una radice, ma che possono svilupparla quando crescono su particolari substrati, ad esempio su escrementi interrati, o quando devono farsi strada attraverso spessi strati di materiale fecale misto a grandi quantità di residui vegetali. L’interpretazione dello studioso olandese ci convince in pieno perché coincide con alcune osservazioni da noi fatte su colture di C. tuberosus: questo taxon cresce senza problemi in camera umida, ma risente con ogni probabilità del grado di umidità e della luminosità della coltura stessa, del tipo di escrementi e dello spessore di quest’ultimi, tanto che in alcune circostanze abbiamo osservato forme classiche radicanti ed insorgenti da uno sclerozio, in altre assenza sia di sclerozio che di pseudorriza, in altre ancora forme intermedie alle due sopra citate. I nostri rilevamenti concordano con quelli di Hansen (1897), secondo i quali la specie in oggetto, quando cresce in coltura, può svilupparsi sia da un normale micelio che da uno sclerozio. Nessun accenno invece ad uno stipite radicante. Dopo Hansen molti altri studiosi hanno trattato questo taxon (sia s.n. stercorarius che tuberosus), ma, mentre alcuni gli hanno attribuito un gambo radicante e/o uno sclerozio, altri hanno omesso di descrivere queste due caratteristiche macroscopiche. Concordiamo pertanto con l’orientamento della moderna letteratura di attribuire maggiore importanza tassonomica ad altri caratteri, quali ad esempio l’odore emanato dalle fruttificazioni, la grandezza delle spore, il maggiore o minore sviluppo del perisporio (sempre presente in questa sottosezione, anche se talvolta passato inosservato).

La collezione di C. tuberosus da noi descritta in questo testo (CLSM 00598 quater) corrisponde a C. stercorarius f. diverticulatus Kits van Wav., che si distingue dalla forma tipica per i cheilocistidi almeno in parte diverticolati. Personalmente preferiamo considerarlo un sinonimo di C. tuberosus.

Si conoscono ben sei specie fimicole europee appartenenti a questa sottosezione, quattro delle quali (C. stercoreus, C. foetidellus D. Orton, C. triplex D. Orton, C. trisporus Kemp & Watling) non sono radicanti, hanno un odore forte, sgradevole, più o meno stercoreo ed un perisporio poco sviluppato. C. triplex e C. trisporus si differenziano dagli altri per i basidi trisporici: il primo presenta rispetto al secondo un gambo con bulbo basale marginato e spore più strette (5-6,2 versus 6-7 µm, secondo Orton & Watling, 1979). Comunque secondo Enderle & Bender (1990) e Roux & Fouchier (1996) C. triplex deve essere considerato un sinonimo di C. trisporus.

C. stercoreus e C. foetidellus sono invece tetrasporici: il primo si distingue da tutti gli altri per le spore più chiare e più piccole in assoluto.

Le rimanenti due specie non hanno un odore sgradevole ed entrambe originano da uno sclerozio: C. tuberosus è praticamente inodore, mentre C. sclerotiger Watling emana un forte odore di fungo fritto, il secondo ha anche un sacco perisporico molto più sviluppato. Secondo Uljé (1992) i due taxa devono essere considerati sinonimi.

C. sclerotiorum Horvers & de Cock è un taxon di recente creazione (Horvers & de Cock in Uljé & Noordeloos, 1997), che, come gli ultimi due citati, si sviluppa da uno sclerozio immerso negli escrementi. Questa specie comunque si distingue facilmente per le fruttificazioni più grandi, provviste di una pseudovolva, per le spore angolose e significativamente più grandi, ma soprattutto per il velo costituito da ife filamentose anziché da sferociti (sottosezione Alachuani).

 

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ife del velo

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pileipellis


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cheilocistidi

 


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pleurocistidi


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basidi


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basidi


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spore


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spore poro germinativo


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caulopellis


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caulopellis elementi ifali 


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sclerozio


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