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Panaeolus papilionaceus var. papilionaceus


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Inviato 13 marzo 2018 - 23:16

Panaeolus papilionaceus var. papilionaceus (Bull.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 152 [122 sep.] (1872)

 

Basionimo: Agaricus papilionaceus Bull., Herb. Fr. 1: tab. 58 (1781) [1780-81]

 

Sinonimi:

Agaricus campanulatus Bull., Herb. Fr. 12: tab. 552, fig. 1 (1792)

Agaricus campanulatus L., Sp. pl. 2: 1175 (1753).

Agaricus papilionaceus Bull., Herb. Fr. 1: tab. 58 (1781) [1780-81].

Agaricus papilionaceus Bull., Herb. Fr. 1: tab. 58 (1781) [1780-81] var. papilionaceus.

Agaricus retirugis Fr., Epicr. syst. mycol. (Upsaliae): 235 (1838) [1836-1838].

Agaricus sphinctrinus Fr., Epicr. syst. mycol. (Upsaliae): 235 (1838) [1836-1838].

Campanularius campanulatus (L.) Earle ex Murrill, Mycologia 10(1): 31 (1918).

Copelandia papilionacea (Bull.) Bres., Hedwigia 53: 51 (1912).

Coprinarius campanulatus (L.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 118 (1886).

Coprinarius campanulatus (L.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 118 (1886) var. campanulatus.

Coprinarius campanulatus var. retirugus (Fr.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 119 (1886).

Coprinarius campanulatus var. sphinctrinus (Fr.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 119 (1886).

Coprinarius papilionaceus (Bull.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 119 (1886).

Coprinus papilionaceus (Bull.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 633 (1821).

Galerula campanulata (Bull.) S. Imai, J. Coll. agric., Hokkaido Imp. Univ. 43: 252 (1938).

Panaeolus campanulatus (L.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 151 (1872).

Panaeolus campanulatus var. sphinctrinus (Fr.) Quél., Fl. mycol. France (Paris): 54 (1888).

Panaeolus papilionaceus (Bull.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 152 [122 sep.] (1872).

Panaeolus retirugis (Fr.) Gillet, Hyménomycètes (Alençon): 621 (1878).

Panaeolus retirugis (Fr.) Gillet, Hyménomycètes (Alençon): 621 (1878) var. retirugis.

Panaeolus sphinctrinus (Fr.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 151 (1872).

Psilocybe campanulata (L.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(2): 478 (1898)

 

Sistematica: Incertae sedis, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Agaricomycotina, Basidiomycota, Fungi

 

DATI RACCOLTA.

 

      I reperti, in ottimo stato di essicazione e conservazione, sono a cura di Samuel Bonifazi che ringrazio per la dovizia di esemplari, direi molto interessanti, (ben tre differenti specie di Panaeolus!!) che mi ha inviato, tutti relativi al suo luogo di elezione per la raccolta di funghi, quel bellissimo Monte Subasio che ho frequentato da giovane. Il reperto attuale è su sterco non specificato (ma esiste il forte sospetto che possa essere di cavallo..?!) a circa 1.000 metri di altezza sul Monte Subasio, presso Assisi e Spello (PG). Dalla foto si rileva un cappello di circa 15 mm., molto campanulato, semi-globato, color camoscio, a superficie non liscia ma piuttosto arida, quasi asciutta, con accenno di umbone subacuto che si riscontra anche nel reperto essiccato; al bordo presenti tracce di appendicolature non eclatanti ma ben visibili, quasi fessurazioni del bordo, più che elementi pendenti oltre lo stesso. Il gambo è molto sottile, pruinoso in alto e cosparso di minute goccioline nei 2/3 inferiori, concolore al cappello o con leggeri toni rosati.

 

DATI MICROMORFOLOGICI.

 

   Spore.  Sono state effettuate 5 misurazioni sporali con il sistema Piximètre, considerando sia la vista laterale che quella ventrale (frontale), che hanno fornito i seguenti risultati: SP.LAT. 1= 13.78 - 14.09 × 8.47 - 9.23 µm;Q = 1.49 - 1.66 ; N = 2; Me = 13.94 × 8.85 µm ; Qe = 1.58. SP. VENTR. 1= 12.44 - 15.83 × 8.86 - 10.15 µm; Q = 1.39 - 1.59 ; N = 5; Me = 13.95 × 9.66 µm ; Qe = 1.44. SP. LAT. 3= 12.90 - 15.27 × 7.26 - 10.36 µm; Q = 1.37 - 1.78 ; N = 4; Me = 14.18 × 9.14 µm ; Qe = 1.57. SP. VENTR. 2= 10.81 - 14.78 × 8.31 - 10.08 µm; Q = 1.30 - 1.51 ; N = 5; Me = 13.17 × 9.28 µm ; Qe = 1.42. SP. LAT. 4= (11.56) 11.72 - 12.56 (13.65) × (7.09) 7.41 - 9.31 (9.53) µm; Q = (1.21) 1.31 - 1.63 (1.69) ; N = 6; Me = 12.26 × 8.48 µm ; Qe = 1.46. SP. VENTR. 3= 13.09 - 14.12 × 9.66 - 10.95 µm; Q = 1.22 - 1.38 ; N = 5; Me = 13.54 × 10.19 µm ; Qe = 1.33. SP. LAT. 5= (12.13) 12.33 - 13.37 (14.66) × (7.25) 7.61 - 9.13 (9.33) µm; Q = (1.34) 1.35 - 1.77 (1.80) ; N = 7; Me = 13.07 × 8.42 µm ; Qe = 1.57. SP. VENTR. 4=  12.25 - 14.90 × 9.56 - 11.21 µm; Q = 1.28 - 1.42 ; N = 5; Me = 13.86 × 10.22 µm ; Qe = 1.36. SP. VENTR. 5=   (12.95) 13.02 - 13.86 (15.17) × (9.11) 9.14 - 10.38 (10.78) µm; Q = (1.27) 1.31 - 1.48 (1.53) ; N = 10; Me = 13.60 × 9.82 µm ; Qe = 1.39. Le misurazioni riportate conducono ad una misurazione media di (12,21) 12,48-14,30 (14,49) X  (9,11) 9,25-10,55 (10,78) X  (7,17) 7,68-9,50 (9,55). Con un Qe = 1,46. La morfologia sporale è da ovoide a citriforme, ma anche subesagonale, liscia, con largo poro germinativo centrale, parete spessa, apiculo tronco.

   Imenoforo.  Sul filo lamellare sono presenti numerosi cheilocistidi (25-40 µm.)  di forme varie, da clavati a lageniformi, spesso originantesi da cellule globose o piriformi, contorti, talvolta anche con il collo ripiegato, inframezzati da cellule clavate o fusoidi,(15-25 µm.) ventricose, a parete alquanto spessa.

   Cuticola.  La suprapellis è costituita da cellule globose, piriformi con peduncolo profondamente infisso nel substrato della subpellis costituita da ife cilindriche, sottili,  intrecciate; si sono rilevati rari dermatocistidi e la spiegazione possibile è nello stato di particolare essiccazione della superficie pileica, anche se alcuni autori come A. M. Young, particolarmente attento a disegnare le cuticole dei Panaeolus esaminati nel suo lavoro, non ne riporta la presenza in P. sphinctrinus (che è sinonimizzato con il nostro)  mentre altri la mostrano ( es.M. Ola’h nella sua monografia ne cita e disegna la tipologia e M. Zugna li fotografa nella scheda micro dell’ AMB Muggia).

   Caule.  Caulipellis costituita da sottili ife parallele profondamente appressate interessate dalla presenza di innumerevoli ciuffi di caulocistidi di morfologia simile ai cheilo (da subcilindrici a strettamente lageniformi, con apice di uguale spessore o affusolato, sinuosi) di dimensioni più ridotte (15-35 µm.).

DATI NOMENCLATURALI E DETERMINATIVI.

   Ancora un interessante reperto da esaminare nel suo aspetto microscopico, valutando con cura la misurazione e forma sporale che, in definitiva, sono forse l’aspetto più probante (me ne sto pian piano convincendo) nell’ambito del Genere; una volta che si siano allontanate le possibilità dicotomiche diverse dal nostro reperto, in primis la tipologia della superficie del cappello e la sua forma, la presenza o meno di veli (generale e parziale), la tipologia e superficie del gambo, la forma e dimensioni dei cheilocistidi, la tipologia della cuticola, quella del gambo e la presenza di elementi cistidioidi negli stessi tessuti, la misura accurata delle spore e la loro silouette, compreso il poro germinativo e lo spessore della parete, sono i fattori decisivi ai fini della determinazione del/i soggetto/i.

   Nel nostro caso, procediamo ad un confronto delle diverse sistematiche inerenti il Genere Panaeolus, per valutare quali siano, a giudizio dei vari studiosi, i caratteri più dirimenti, in relazione al riconoscimento della specie di cui si è in possesso:

   E. Gerhardt  nella sua preziosa monografia del 1996, esamina il Genere Panaeolus, dopo averlo separato da Panaeolina, suddividendolo in 3 Subgeneri (Anellaria, Copelandia e Panaeolus) in cui il terzo non ha elementi metuloidi nella struttura imeniale ed i carpofori non virano al blu, come nel nostro fungo; inoltre si osservano abbondanti tracce di appendicolature al margine del cappello che indicano la presenza di un velo, seppur fugace; si interessa, così la Sezione Panaeolus le cui tre specie sono divise tra loro da una presenza di anello sul gambo (in P. venezolanus), la presenza di crisocistidi (in P. rubricaulis) ed il nostro P. papilionaceus che, avendo spore di dimensioni da 15 a 18 micron di lunghezza, possiamo chiamarlo var. papilionaceus, distinto dalla var. parvisporus che ha spore più piccole. Sembra così facile…..ma tutte le volte che occorreva svoltare da una parte o dall’altra nelle dicotomie delle chiavi sistematiche, la morfologia e la conoscenza del Genere sono un aiuto necessario e imprescindibile per le curve e le svolte.

   La scuola francese, con Bon & Courtecuisse, suddivide l’unico Genere in quattro SubGeneri: Panaeolina, Anellaria, Copelandia e Panaeolus (della serie si gira la frittata ma sempre con le uova bisogna farla…); il nostro, per diversi caratteri, appartiene al S/G Panaeolus e alla Sezione Panaeolus per le colorazioni chiare ed il margine del cappello debordante (stirpe papilionaceus dicono loro….). A questo punto i due francesi si inventano una suddivisione tra le specie papilionaceus, sphinctrinus e campanulatus che rappresenta un po' un’arrampicata sugli specchi perché le differenze sono davvero in “punta di coltello” e giustamente, a nostro giudizio, E. Gerhardt  (e M.Ola’h, tanto per citare due sconosciuti studiosi del Genere) li hanno sinonimizzati nelle loro monografie.

   Interessante la originale sistematica riscontrata in Watling & Gregory (altrimenti che inglesi sarebbero se seguissero ciò che fanno gli altri??) per i quali il fattore pragmatico è semplice prassi: a) le spore sono lisce b) il velo è presente ma solo in forma di “marginal fragments” and not of a “distinct ring”…per cui, siccome il gambo non ha un anello, si interessa la Sezione Panaeolus e la Stirpe Campanulatus…..ed eccoci già arrivati a destinazione!!!Non ci resta che verificare che i caratteri descrittivi macro e microscopici di P. campanulatus corrispondano al nostro ( nella simpatica ed essenziale annotazione di “on dung” ossia sulla cacca) ed il gioco è finito a giudizio dei nostri pragmatici amici della Brexit…..povero Gerhardt che ha studiato tanto per capire funghi così semplici…….e pensare che era anglosassone pure lui, forse figlio di un dio minore, chissà?

   Riporto solo a titolo di conclusione della indagine sulla nostra specie, alcuni lavori “off-road” rispetto alle monografie succitate, come quella di Manfred Enderle che presenta una descrizione ed un disegno al tratto di Panaeolus papilionaceus utile alla definizione.

   Davvero singolare ed interessante, anche per l’anno (1901-1903) l’indagine delle tipologie della pileipellis da parte di Julien Godfrin in cui si esamina tale particolare spesso trascurato o degnato di scarsa considerazione nelle indagini approfondite più recenti di Gerhardt o di Hausknecht. In sostanza si esaminano  in modo approfondito tre “coupes radiales” di pileipellis in campanulatus, sphinctrinus e retirugis e si disegnano al tratto, evidenziando le enormi differenze tra i primi due ( che le presentano alquanto simili anche se con singolarità di rilievo) e la terza specie, anche per dimostrare quanto sia errato il concetto (che all’epoca evidentemente faceva “furore” della assimilazione delle tre specie in una sola).

   Pregevole, infine, il lavoro di Young, del Dipartimento di Botanica dell’Università del Queensland, su alcuni Panaeolus, tra cui il nostro…Il valore è in special modo nei disegni al tratto della micromorfologia, con il “valore aggiunto” del disegno degli elementi costitutivi la pileipellis; ovviamente lo studio è relativo a specie australiane o fuori dall’Europa,(nirimbii, cyanescens, veluticeps, antillarum, bernici, paludosus,….ecc..)  ma non manca la presenza del nostro nella accezione di P. sphinctrinus, di cui vengono fornite notizie curiose e importanti, come la conferma della crescita su sterco di cavallo, che il taxon ha dei fenotipi variabilissimi (per questo Gerhardt li ha assimilati) e che la confusione per cui si sono ritenute specie differenti, viene, a suo giudizio, soprattutto dalla variabilità stagionale e dal tempo meteorologico (Hora 1957); ad esempio i resti di velo (che nel mio specimen sono miseri), considerati una buona indicazione di specie, possono essere labili e sparire a maturità; in definitiva, a parte il colore, sphinctrinus e campanulatus possono essere considerati come i due estremi di un “range fenotipico” e dunque è possibile assimilarli.

   Si porta a conclusione la determinazione di Panaeolus papilionaceus var. papilionaceus.

 

 

SCHEDA COMPILATA MARZO 2018 DA MASSIMO PANCHETTI  hombrequecorre@gmail.com 0039.333.605.2610

 

 

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